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I
racconti del bosco di Hern
(parte
prima)
Sulle
tracce del lupo bianco
...Impugnava
la
spada
con entrambe le mani. La lama era disposta a perpendicolo rispetto alla
sua fronte e tenuta a pochissima distanza dal volto. Il suo sguardo era
orientato in una direzione ben definita, così come le aveva insegnato
il vecchio Hiyang.
Quanti
tramonti passati insieme sulla collinetta della fattoria.
L’anziano maestro, dopo aver addestrato il capitano Cliff all’arte del
combattimento con la spada ma anche alla profonda conoscenza dello
spirito, veniva considerato un componente della famiglia, e da alcuni
anni si era dedicato ad indottrinare quanto di sua conoscenza ai figli
del suo grande amico. Purtroppo da un mese a quella parte aveva deciso
di lasciarli per "portarsi" a miglior vita:
-
Seguirò le orme del niveo lupo, mi condurranno nel regno della vita
eterna. -
Ma per lei era come se il suo vecchio maestro era
ancora lì vicino, come una volta.
-
Immobile! Sguardo in avanti. Non fissare nulla, ma nello stesso tempo
tutto ciò che hai intorno deve essere controllato dal tuo sguardo!
Userai l'udito per vedere alle tue spalle. Fai fuoriuscire l’aria dal
naso e con essa tutti i cattivi pensieri. Ricorda sempre che non sono i
muscoli e le mani che reggono la spada, ma è la tua mente a farlo...
Mantienila libera. Se fai tremare la lama, il riflesso perderà la sua
staticità, e tu non sarai più in grado di sentirla. -
Catturare i raggi del sole... Era quello il suo fine. Raccogliere i
raggi del sole e convogliarli su una metà del suo viso. Non i freddi
raggi del mattino e neanche quelli troppo caldi di mezzogiorno. Solo
quelli del tramonto, sfumati d’arancio, erano in grado di far
comunicare la spada con il suo compagno. Una leggera carezza di calore
generato dalla lama, garantiva la percezione di sintonia di spirito fra
due cose apparentemente così differenti, ma che durante il
combattimento divenivano un tutt’uno. Agli occhi dei due fratelli,
Hiyang ne pareva molto convinto: un oggetto creato ed usato anche per
porre fine ad una vita, di per sé doveva essere vivo, spiritualmente.
Ed anche chi ne aveva la disponibilità di usarlo, doveva essere
cosciente di ciò.
Probabilmente Hiyang, nella sua
interiorità, era ben consapevole che la spada era solo un freddo pezzo
di metallo... Ma era altrettanto consapevole che tutto ciò sarebbe
servito ai suoi allievi per cercare di liberare la mente e trovare
immediatamente la concentrazione, all'occorrenza. Sarebbe servito anche
a far capire che in un combattimento non c'è necessità soltanto di
forza fisica e di tecnica, servirebbero a poco senza il controllo della
mente. Riuscire a dare un certo "essere" alla propria spada, sarebbe
riuscire a fidarsi di più delle sue potenzialità, ma soprattutto
fidarsi di più di se stessi.
Fu calda quella moina
che sulla sua guancia non tardò ad arrivare. Trasgredendo alla regola
dell’immobilità, si lascio scappare un leggero sorriso. Era
soddisfatta, ci era riuscita anche quella sera. Peccato però che il suo
maestro non era lì... Aveva imparato a concentrarsi e rimanere immobile
per lungo tempo. Era riuscita ad entrare in armonia con la natura
intorno a lei, permettendole di raccogliere ogni messaggio
apparentemente insignificante, come quello dell’erbetta calpestata da
qualcuno che da dietro, sembrava si stesse avvicinando cercando di non
farsi scorgere. Nonostante ciò, lei rimase ferma mostrando una certa
impassibilità.
-
NELLA! Stai attenta! Un temibile cavaliere alle tue spalle cerca di
colpirti! -
Pareva strano vedere una fanciulla così bella ed apparentemente esile,
spostarsi di scatto sulla sinistra roteando il polso ed il braccio in
modo tale da far sostituire la sua sagoma con la lama della sua lunga
spada. Ne scaturì un colpo secco fra i due metalli. Un suono quasi
irreale... Un tintinnio amico di due armi sicuramente forgiate dalla
stessa mano, che persisteva nell’aria dissolvendosi lentamente.
Mantenendo le due lame ancora in contatto, si voltò repentinamente
spingendo all’indietro il suo aggressore e riuscendo così a guadagnare
una certa distanza.
-
La piccola Nell... Vedo con piacere che sei diventata brava quasi
quanto il tuo maestro. -
-
Tu non sei il mio maestro. Hiyang lo era! E poi non sono più piccola,
fra pochi giorni la mia vita compirà venticinque primavere, sono ormai
adulta. -
-
Potrai esserlo per gli altri, ma per me resterai sempre la mia
piccola sorellina. -
Gilbert era solito attaccare alle spalle sua sorella prima di iniziare
all’allenamento. Si illudeva di prendere il posto di Hiyang per
completare il suo addestramento, ma ben presto si rese conto che la
ragazza era ormai diventata una vera combattente, molto più brava di
lui nella tecnica e nella determinazione.
I due
fratelli assunsero una posizione che consentiva loro il reciproco
studio dell’avversario. Portando la mano armata dietro il loro corpo,
sulla stessa veniva distribuita gran parte della forza in attesa
dell’attacco; mentre il braccio libero era rivolto in avanti.
Diversamente, su di esso, veniva riversata tutta la concentrazione che,
trasmessa da un filo immaginario, partiva dalla mente per collegarsi
con il dito medio, utilizzato per puntare l’avversario. Anche le altre
quattro dita della mano avevano un compito ben preciso, raccogliere la
concentrazione dal luogo in cui le stesse venivano puntate: il cielo,
la distanza, la terra e l’infinito. Adottavano la stessa tecnica.
Difficile immaginare chi potesse decidere di attaccare per primo.
Continuavano a muoversi con passo flessuoso senza mai distogliere lo
sguardo l’una dall’altro, disegnando un cerchio invisibile sul
terreno... Quella collina era divenuta famosa nella zona. Poteva essere
riconosciuta anche da lontano perché erano stati collocati all’interno
della recinzione di legno, due grandi fantocci in paglia utilizzati per
l’apprendimento e gli allenamenti. Ma per quella sera dovevano fare
solo da spettatori. Ebbe inizio un duello che apparentemente sembrava
ostile, ma in realtà quei movimenti a balzi felini, le movenze eleganti
di Nell e gli spostamenti con grande stile di Gilbert, lasciavano
immaginare ad un omaggio alla tecnica di combattimento orientale,
appresa grazie al loro grande amico Hiyang. Il susseguirsi di colpi di
spada generò un continuo tinnio che ben presto si trasformò in melodia,
e il guardare da lontano in penombra quel luccichio delle lame come
risposta agli ultimi raggi del sole, pareva assistere ad una suggestiva
danza delle spade.
Uno strano spettatore, nel
frattempo, si era avvicinato per vedere quel combattimento senza sangue
e senza feriti. Non appena Nell se ne accorse, con un improvviso colpo
di spada roteata con maestria, disarmò il fratello che afferrato dalla
giacca finì per essere scagliato a terra. Anche lei si distese sul
terreno cercando di nascondersi.
-
Resta Fermo! Hai visto chi c’è vicino alla grande roccia del sentiero
che porta al bosco? Guarda! -
-
E’ un lupo bianco... Ma perché ci nascondiamo da lui? -
-
Possibile che non riesci a capire? Non nevica mai qui. Non ti pare
strano un lupo tutto bianco in questa regione? Ricordi cosa diceva
Hiyang?: "Seguirò le orme del niveo lupo, mi condurranno nel regno
della vita eterna". Il niveo lupo, bianco come la neve. E’ quello!
Proverò ad avvicinarmi a lui. -
-
No! Non andare, potrebbe essere pericoloso! -
Nell non ascoltò le parole del fratello e con un salto scavalcò la
staccionata per poi correre con impazienza verso l’animale. Fu un
errore mostrare tutta quella decisione. Alla sua vista il lupo bianco
che probabilmente non si era avvicinato con l’intenzione di attaccare,
fece dapprima qualche passo indietro, ma notando la donna continuare a
correre verso di lui, si voltò ed iniziò la corsa verso il bosco.
-
No, aspetta! Non voglio farti del male! -
Sparì dietro alle ombre già inoltrate degli alberi che delimitavano il
confine tra il bosco e la campagna. Ciò nonostante lei continuò a
rincorrerlo.... A seguire le sue orme.
-
TORNA INDIETRO NELL! Torna indietro sorellina, sta arrivando la
notte. Papà e mamma non saranno contenti di questo... -
Lei era velocissima. Il maestro le aveva insegnato i segreti per la
corretta respirazione e la giusta distribuzione di forza e peso sulle
gambe, da sfruttare fino alle punte dei piedi... "- Ti servirà nei
brevi ma anche nei lunghi spostamenti, non pensare che sia poco
importante. -"
Quasi
riusciva a sentire le sue parole. Ma quel lupo,
già per sua natura più agile e veloce, si spostava con dei lunghi balzi
che parevano innaturali. Impossibile stargli dietro.
Il nobile animale si fermò un istante per guardarsi indietro ed
assicurarsi così che la giovane donna non avesse desistito nel
tentativo di raggiungerlo. Quando ne ebbe la conferma, restò immobile
qualche istante per richiamare la sua attenzione e poi nuovamente a
fuggire per addentrarsi ancora di più nel bosco. Ormai era calata la
sera, e con essa l’oscurità. Non lo vedeva più, ma continuò ugualmente
a procedere nella stessa direzione, con la speranza di poterlo
incontrare. Nonostante tutto il suo coraggio, camminare di notte nel
bosco le incuteva timore, anche a causa di strani rumori e versi di
animali che sicuramente non venivano uditi di giorno. E poi c’era anche
il lupo bianco che aveva qualcosa di misterioso. Decise così di
abbandonare il suo intento, ma quando cercò di tornare indietro si
accorse di aver perso il piccolo sentiero che attraversa parte del
bosco. Si era persa...
Nella cercò di prendere la
direzione che credeva opposta a quella presa dal lupo, ma dopo aver
percorso molta strada, capì di essere nuovamente allo stesso punto. Era
inutile. Non le restava altro che sedersi ai piedi di un grande albero
e cercare di riposare, attendendo la nuova alba. Osservando la
direzioni dei primi raggi del sole, sarebbe stato più facile
orientarsi, non c’era molta strada da fare. Posò la schiena e la testa
al tronco. Chiuse gli occhi, ma riuscì a mantenerli così solo per
pochissimo tempo. La paura era più forte della stanchezza e per un po’
di tempo non fece altro che indirizzare lo sguardo verso la direzione
della fonte di ogni singolo rumore che riusciva a scorgere. Il
lontananza notò un puntino di luce che si stava avvicinando con un
movimento irregolare. Stranamente quella irregolarità le era familiare,
ma non riusciva a capire quale strana e piccola creatura magica fosse.
Veniva verso di lei. Era una splendida farfalla. Così luminosa da non
permettere a chi aveva la fortuna di osservarla, di capire quali colori
pregiavano le sue piccole ali. Non appena giunse all’altezza dei suoi
piedi, la farfalla sprigionò una polverina luminosa che veniva giù
molto lentamente. Continuando il volo ben presto quella polverina
accarezzò tutto il suo corpo, rilasciando nello stesso tempo una forte
sensazione di benessere e rilassamento. Improvvisamente tutta la paura
era andata via, ora era tranquilla e sorrideva.
-
Che meraviglia! Sembra polvere di stelle... -
Le venne subito in mente sua madre, e lei da piccola. Accadeva che ogni
anno in alcune sere d’estate, giorni ben prestabiliti, avveniva un
fatto strano nel cielo... Alcune stelle smettevano di rimanere ferme.
Decidevano di cadere verso la terra, ma dopo pochi attimi svanivano
lasciando dietro di loro una piccola scia di polvere di stelle. Nell
tutte le volte ne rimaneva affascinata, assisteva regolarmente ad un
evento magico grazie al quale ogni volta poteva sognare avventure
fantastiche. Perciò in quei giorni costringeva sua mamma e Gilbert ad
accompagnarla sulla collina per poter vedere l’ennesima discesa sulla
terra di magiche stelle che per lei, la sera successiva, ritornavano a
riprendere il loro posto.
Una sensazione di
tranquillità e distensione quasi la costringeva a dormire, era più
forte di lei. Ma dentro di sé era ben sveglia, cercava di tenere a
tutti i costi i suoi occhi ben aperti per capire i movimenti della
farfalla che continuava a volteggiare su di lei. Poco dopo il rumore di
foglie secche calpestate da qualcuno in lontananza attirò la sua
attenzione. Erano tre lupi, che giunti fino ad una certa distanza si
fermarono a guardarla. Due di loro erano grigi e quello più grande, che
sembrava il loro capo, aveva il mantello tutto bianco. Nell faceva
fatica a tenere gli occhi socchiusi, ma riuscì a capire che il lupo
bianco era lo stesso sfuggito poco tempo prima. Quasi
contemporaneamente i tre animali chiusero gli occhi e ripiegarono a sé
le zampe anteriori per avvicinarsi al terreno, alzando la testa verso
il cielo. Si stavano circondando di una luce soprannaturale ed il loro
folto pelo ne risaltava l’intensità. Un fremito trapassò i loro corpi
da lupo, accompagnato dal frusciare delle foglie degli alberi più
vicini. In pochi istanti, magicamente si tramutarono da lupi, in corpi
di un uomo. Apparentemente sembravano fatti di luce e si muovevano con
lentezza. Assunsero la posizione eretta restarono fermi qualche
momento. La chiara luce che continuava ad avvolgerli, ebbe una certa
persistenza anche dopo la trasformazione. Svanì successivamente
dissolvendosi nell’aria in tante minuscole particelle luminose. Nell
era nuovamente spaventata, non aveva mai visto una magia simile. Sempre
se di magia si poteva parlare. Potrebbe anche essere qualcosa di
naturalmente straordinario che chissà da quanto tempo si nascondeva nel
bosco.
Cercò istintivamente di alzarsi per trovare un
posto sicuro dove nascondersi, ma sentiva che i suoi muscoli erano
bloccati. A stento solo gli occhi riuscivano a mantenersi socchiusi e
grazie a ciò poté notare l’uomo che fino a poco prima era stato un lupo
bianco, si stava avvicinando a lei. Non riusciva a capire quale strano
vestito potesse indossare, sembrava fatto di foglie che lo ricoprivano
aderendo sul suo corpo e mettendo così in rilievo una muscolatura ben
scolpita. Anche il suo volto era coperto da due grandi foglie le quali
nascondevano il viso e lasciavano scoperti solo gli occhi.Erano chiari,
forse era l’unica cosa rimasta immutata dopo la trasformazione. Di
sicuro appartenevano ad un uomo giovane dalla straordinaria bellezza.
Lui si accostò al suo fianco mettendosi in ginocchio. Continuava ad
ammirarla in tutta la sua bellezza. Ne rimase così affascinato da non
poter più resistere alla tentazione di poterla sfiorare... Soltanto
sfiorare però. Il contatto con gli umani non era concesso loro. E così
fece.
Nell
non era in grado di stabilire se era tanto spaventata
quanto incuriosita, di certo intenzionata a capire cosa stesse
accadendo. Riversò tutta la sua forza, anche quella interiore, sul
braccio sinistro e con un brusco movimento afferrò il polso dell’uomo
che stava tentando di accarezzare la sua guancia. Anche i suoi occhi
riuscirono ad aprirsi completamente per fissarlo.
Dopo
quel gesto lui appariva più spaventato di lei, con lo sguardo sembrava
volerle esprimere che non vi era nessuna ostilità nei suoi confronti.
Si svincolò in modo repentino, sollevandosi subito in piedi e
continuando a fissarla. Nella era ancora a terra, si ritrovò nella mano
una sorta di braccialetto rudimentale, con una strana medaglietta in
metallo a forma di testa di lupo. Era stato strappato dal polso di
quell'uomo. Gli altri due, che erano rimasti ad una certa distanza,
avevano assistito al risveglio della giovane donna ed anche loro
spaventati voltarono le spalle per scappare. Dopo i loro primi passi
ebbe luogo un’altra metamorfosi, questa volta più repentina, che li
riportò nuovamente alle sembianze di lupo. Sparirono verso l’oscurità
del bosco.
Esser toccato da un umano... Fu un
evento quello, che non si verificava da centinaia di primavere. Ne era
rimasto così sconvolto che non riuscì a ritornare nella forma di lupo
per poter raggiungere i suoi compagni, mentre la luminosità che lo
circondava era ormai senza controllo. Illuminava l’ambiente circostante
ed era ben visibile anche da lontano. Rivolse lo sguardo in direzione
dei suoi amici che si erano già allontanati e poi di nuovo su Nell. Con
la mano sinistra afferrò il suo polso, proprio nel punto dove era stato
toccato da quella fanciulla. Aveva percepito un certo scambio reciproco
di energia, dalla stranissima sensazione, sicuramente uno scambio di
energia positiva. Voleva riflettere, ma non vi era più il tempo per
farlo. Cercò di allontanarsi quanto prima fuggendo verso la stessa
direzione da dove era giunto e Nell che intanto aveva riacquistato
ragione e forze, gli corse dietro. Fortunatamente per lei, riuscì a
notare quell’uomo sparire dietro un grande cespuglio a ridosso di una
parete rocciosa. Rinunciò a rincorrerlo, decise di avvicinarsi
lentamente perché aveva capito che dietro a quel cespuglio era nascosto
l’ingresso di una grotta ed il suo stesso corpo luminoso avrebbe
allontanato l’oscurità all’interno di quel luogo. La giovane donna, per
evitare l’ostruzione dei rovi, fece un balzo cercando di proteggersi
con gli stivali, ma dall’altra parte non vi era dura roccia dove poter
terminare il salto in modo stabile. Era terreno friabile ed inclinato,
ricoperto di foglie provenienti dal bosco ed accumulate lì da molto
tempo. La sua eccessiva inclinazione le fece perdere l’equilibrio e
Nella si ritrovò a scivolare giù travolta da terra, sassolini e foglie
secche.
Finì di venir giù dopo un tempo che le pareva
interminabile. Anche quella volta era stata impulsiva e ora aveva il
terrore di rimanere nel buio totale. Temeva che non sarebbe più
riuscita a risalire quella parete che appena toccata si sgretolava
sotto i suoi piedi. Stranamente si ritrovò all’interno di una piccola
sala scavata nella roccia e parzialmente illuminata da torce situate
sulle pareti di un corridoio poco distante.
-
Almeno non è tutto buio. Devo cercare di uscire subito da qui! -
Era ancora molto spaventata, ma già l’esistenza di una anche se lieve
fonte di luce, le aveva sollevato un po’ il morale. Sguainò la sua
spada e decise di passare per il corridoio, probabilmente dall’altra
parte avrebbe incontrato qualcuno che potrebbe consentirle, nel bene o
nel male, di lasciare quel posto.
Dopo i primi
passi, si accorse che qualcosa scricchiolava sotto i suoi piedi, ma la
rigidezza del cuoio dei suoi stivali non le permetteva di farle capire
di cosa fosse stato cosparso il pavimento. Accelerò l’andatura per
arrivare di fronte al corridoio, dove la luce delle torce era più
intensa, quel rumore la stava rendendo ancora più nervosa. Man mano che
si avvicinava riusciva a scorgere sempre di più un qualcosa che
sembrava animato, anzi si muoveva velocemente.
-
AAAAAAAH! Scarabei! E... scarafaggi! -
Nella li odiava. Fin da piccola ne aveva il terrore, più di quello che
poteva provare nel rimanere al buio. Con lunghi balzi finì a percorrere
gran parte del corridoio, ma la sua corsa venne ostruita da uno stuolo
di pipistrelli che proveniva dalla direzione opposta.
-
NOOO! Anche i pipistrelli! Maledizione! -
Se ne sentì completamente travolta. Una interminabile sequenza di colpi
di piccole ali su tutto il suo corpo. Fortunatamente quella sfilza di
piccoli e fastidiosi animaletti finì di lì a poco e lei si ritrovò in
un’altra sala, questa volta più illuminata e soprattutto priva di
quegli odiosi insetti.
Notò
davanti a sé un tavolo in pietra non
tanti libri, sparsi in modo disordinato. Anche le sedie erano fatte di
roccia e su quella più vicina a lei vi era un uomo seduto, da lì poteva
vederlo solo di spalle.
-
Finalmente... Ti aspettavo piccola Nellarine, vieni avanti. -
Quella voce resa così cupa forse a causa della forma circolare della
sala e dalle pareti molto spesse fatte di roccia, pareva
irriconoscibile. Solo due persone la chiamavano col suo vero nome,
Nellarine: sua madre ed il maestro Hiyang. Stentava a crederci e i suoi
occhi si stavano riempiendo di lacrime.
-
Maestro Hiyang! Che gioia
rivederti. Ma allora non sei morto. Eppure io ho visto il tuo corpo
bruciare il giorno dopo la tua morte... -
-
La mia allieva
prediletta continua a fare l’errore di soffermarsi a quello che vedono
i propri occhi ed evitare di capire ciò che percepisce lo spirito.
Purtroppo non mi riferisco a quel giorno, ma a ciò che i tuoi occhi
vedono ora. -
-
Ma... Io non capisco. -
-
Sei proprio sicura...
Che sia la mia mano quella che continui a stringere? ... E che sia dura
roccia il terreno sotto i tuoi piedi? -
-
Chiedo di perdonarmi, ma continuo a non capire. -
Si guardò intorno stringendo ancora più forte la mano del suo maestro.
Era lui, ne era sicura ed era proprio lì di fronte a lei.
-
Tu sei
una donna speciale... Hai coraggio, forza e tecnica da vero guerriero,
ma anche saggezza, sagacità, buon senso e all’occorrenza sai essere
umile, come una grande donna. Probabilmente in un futuro alquanto
prossimo, ci saranno molte donne come te, forse riusciranno a cambiare
il mondo, nel bene... Ma ora è un altro tempo, c’è una comunità che ha
bisogno di te, un giorno capirai. Non sarà facile incontrare un’altra
Nellarine. Tu dovrai prima completare il tuo cammino spirituale, per
questo ho chiesto a Set di condurti qui. -
-
Set... è l’uomo lupo? -
-
Sethium è un uomo molto speciale. Lui e i suoi compagni hanno fatto una
scelta, a seguito della quale è stata donata loro l’essenza di lupo,
per proteggere il bosco. Vi siete toccati vero? –
-
Si. E’ stato lui a farlo. -
-
Era scritto anche questo. Farete cose straordinarie insieme, ma ora non
è il momento giusto per parlarne. Devi finire da sola ciò che tanto
tempo fa abbiamo cominciato insieme, il tempo non concede favori a
nessuno.
-
Da sola? Io ho ancora tanto bisogno della tua presenza. Da sola cosa
potrei fare? -
-
Completarti! L’armatura che indossi nei combattimenti serve per
proteggere il corpo... Ma anche il corpo di per sé, è un’armatura,
serve a proteggere la mente e l'anima. E’ questo che devi imparare a
capire. Non si vive solo per il corpo, ma si vive con il corpo per lo
spirito. La vita terrena è solo l’alba della nostra esistenza. Di
seguito non vi sarà più bisogno del nostro corpo quale protezione. Come
accade a me in questo momento. Abbi più fiducia in te stessa e poni più
attenzione ai pericoli dell’animo. Quelli che minacciano la nostra
persona, sono solo delle sfumature che servono a formare la nostra
personalità. -
-
Ma alcuni pericoli potrebbero portare alla morte, non credi? -
-
Allora vorrà dire che era scritto e che già si è pronti per venire qui,
da questa parte. Ora io devo andare, mia signora. Ma ricorda: non
sempre il nemico è colui che vedi armato di fronte a te... –
-
No! Aspetta! -
Nell, abbassando lo sguardo per cercare di tirare a sé la mano del suo
amico per non lasciarlo andare, si accorse che sul suo braccio vi era
un grosso scorpione. Lasciò immediatamente la presa per cercare di
liberarsi di quell’ospite molto sgradito.
-
Ma da dove è saltato fuori? Che posto è questo? Siamo al di sotto del
bosco? -
Riportando lo sguardo in avanti si accorse che Hiyang non c’era più.
Era giunta l'ora di andare. Fece qualche passo per avvicinarsi ad una
porta e guadagnare l’uscita, ma ancora una volta udì quel fastidioso
scricchiolare sotto i suoi stivali. Istintivamente saltò sulla sedia di
pietra per evitare il contatto con gli insetti, poi però ripensando
alle parole del suo maestro, trovò il coraggio per passare oltre la
porta e percorrere un altro corridoio, questa volta molto più l’ungo.
-
La luce del sole lì in fondo. Finalmente potrò uscire... Possibile che
sia già mattina? Non importa, devo tornare a casa ora! -
Quella luce proveniva da un passaggio molto stretto che comunque Nell
riuscì ad oltrepassare non senza pochi problemi. Una volta all’esterno
riconobbe subito quel posto, un luogo familiare.
Era venuta fuori da una fenditura della grande roccia, quella che
costeggiava il sentiero per arrivare al bosco. Aveva passato tutta
l'infanzia in quel posto intorno alla fattoria, eppure non aveva
memoria di quel, se pur piccolo passaggio. I primo impatto con
l'esterno le causò un disturbo agli occhi a causa dell'eccessiva
luminosità del sole che in quel mentre era ben alto nel cielo.
-
E’
la collinetta! Finalmente l’incubo è finito. Ma quelli sono mamma e
papà, c’è anche Gilbert! Ehi! Sono qui! C’è l’ho fatta! -
Pareva che i suoi genitori e suo fratello non l’ascoltassero.
Prestavano la loro attenzione da un’altra parte, parlavano con qualcuno.
La
ragazza si avvicinò lentamente, poiché aveva compreso che c’era
qualcosa che non andava nei suoi cari. Possibile che lì c’era qualcuno
più importante di lei? Quel quesito venne ben presto svelato. Parlavano
con una bambina, poteva avere tre o quattro anni, era seduta per terra.
Nell la vedeva di spalle, non riusciva a capire chi fosse.
-
Mamma, papà aiutatemi non ci riesco da sola. -
-
Nella, dai alzati! Vieni qui dal tuo papà, ce la puoi fare. -
Nella si fermò all’istante e trattenne il respiro. Quella vocina non
aveva niente di umano ma era così maledettamente familiare. Riuscì a
riconoscere la sua voce da bambina, in lei. Era la Nell di tanti anni
fa, ma i suoi familiari erano gli stessi di quei giorni... Cercò, con
molta difficoltà, di allontanare tutte le sue paure decidendo di andare
incontro a quella bambina. Indossava il vestitino rosso con fiorellini
ricamati, che suo padre le regalò al ritorno da un lungo viaggio in
oriente. Anche i capelli, lasciati in parte sciolti ed in parte
raccolti in due piccole e simpatiche ciocche, erano gli stessi che le
sistemava ogni mattina sua madre.
Giunta a pochi passi da lei, Nell si accorse
fortunatamente, che uno scorpione le si stava avvicinando.
-
Uno scorpione! Attenta! -
Pensò che era troppo piccola, non poteva resistere al suo veleno. Fece
un repentino salto e con un successivo colpo con la punta dello
stivale, scagliò l’insetto molto lontano, sicuramente non avrebbe più
disturbato.
-
Tutto bene piccola? -
Ebbe un ingenuo e sonoro sorriso, come risposta.
La bambina allungò le braccia e si voltò verso Nell.
-
Aiutami ti prego. Non mi lasciare anche tu, tutta sola... Ho paura,
Aiutami! -
Per Nell fu la cosa più orribile che mai avesse
visto prima.
-
Oh NO. Non può essere... NOOOOO! -
Quella bambina era senza volto. Solo i lineamenti marcati dalle piccole
ombre create dai raggi del sole. Soltanto pelle chiara e vellutata dei
bambini che le ricopriva tutto il viso. Continuava ad allungare sempre
di più le sue braccine verso di lei, implorando di aiutarla. Nell era
scioccata, alzò lo sguardo verso i suoi genitori, ma non c’erano più.
Ritornò a fissare quella bambina... Le tremavano le mani. Non riuscì a
fare nulla. Anzi, era così tanto spaventata che fece qualche passo
indietro, fino a voltarle le spalle ed allontanarsi. Così la piccola si
vide ancora una volta abbandonata...
Non
ebbe il coraggio di
aiutarla, scappava verso casa senza mai voltarsi indietro. Cercava sua
madre, voleva abbracciarla, anche lei si sentiva da sola.
Improvvisamente fermò la sua corsa. Solo un attimo, per riflettere:
-
Nell ma che fai? Dicevi a tuo fratello di essere diventata grande?
Cercavi di convincere tuo padre di essere un vero soldato, e poi?
Scappi quando la persona più esile e debole di questo mondo ti chiede
aiuto? Devo ritornare a prenderla! –
Piangeva Nell.
Finalmente aveva capito a cosa si riferiva il suo maestro. Tornò
indietro correndo con tutte le sue forze. Lei era ancora lì, era
rimasta con le braccia rivolte verso l’alto. Probabilmente non era in
grado di vedere e neanche di ascoltare. Solo di sentire, quello si.
Sentire
la persona che poco dopo la sollevò da terra per portarla in
braccio.
Sentire
la sua guancia poggiata sul proprio viso per aumentare smisuratamente
quel senso di protezione che le era mancato così tanto.
Sentire
scivolare una lacrima dagli occhi della sua salvatrice.
Sentirla
cadere su di sé, sentirla calda, sentirla come se volesse
dire...
-
Perdonami piccola, Non sarai mai più sola. E scusa a tutti quei
bambini... Sapevo che erano soli, che soffrivano eppure non ho fatto
nulla per aiutarli. PERDONATEMI! -
Si riferiva ai
bambini del villaggio di Darlem. Quel fazzoletto di terra che ebbe la
sfortuna di trovarsi proprio sul confine fra due regni. Per anni fu
conteso dai ribelli di Hugh ed i soldati di Re Bartolomeo di cui il
capitano Cliff, padre di Nell, ne era a capo. Continui attacchi ai
ribelli nascosti nelle case di contadini provocarono moltissime vittime
innocenti, soprattutto fra gli adulti. In poco tempo molti bambini e
ragazzini si ritrovarono da soli, abbandonati, senza poter contare su
nessuno.
-
Non possiamo occuparci di loro Nell. Io ricopro un ruolo molto
importante... Un giorno capirai. -
Lei accettò la decisione del padre e per molto tempo fece finta di non
sapere. Cercò di convincersi che quel villaggio era come tutti gli
altri, senza problemi. Nell capì che quella bambina era apparentemente
senza volto perché non era una singola bambina. Rappresentava tutti i
bambini che avevano subito violenze ed ingiustizie, tutti i bambini che
soffrivano, che venivano lasciati soli. Voltarle le spalle sarebbe
stato l’ennesimo segno di alta vigliaccheria. A volte è più facile
combattere con attaccabrighe e briganti che affrontare problemi che,
soltanto perché a prima vista sembrano più grandi di noi, vengono messi
da parte con la presunzione che qualcuno più grande(?) o più forte(?),
un giorno sarà in grado di risolvere.
-
Grazie Nellarine! Ti voglio bene tanto tanto! Smack! -
Lo schiocco di quel bacio risuonò forte sulla guancia di Nell. Lei
incredula allontanò la bimba da sé per guardarla in viso... Con grande
meraviglia ed estrema gioia, la piccola ora aveva due occhioni grandi e
bellissimi, le guance rosse e labbra sorridenti a forma di cuore.
-
Ecco la mia mamma, lasciami qui, voglio tornare da lei. -
Una donna sconosciuta, ferma sul sentiero, aspettava con impazienza che
la sua piccola bambina tornasse da lei. Nell non esitò neanche un
attimo a lasciarla andare, pensava che ormai era tutto finito, forse...
-
Finalmente a casa! Gilbert, ho un sacco di cose da raccontarti.
Eccoli! Mamma, papà! -
Erano entrambi vicino all’ingresso di casa. Stranamente, parevano
dimostrarsi indifferenti alla voce della loro figlia. Infatti aprirono
la porta e rientrarono senza neanche voltarsi. La natura ottimistica
della ragazza la indusse a pensare che sicuramente non erano riusciti a
sentirla per la lontananza, ma ciò non aveva molta importanza, fra poco
li avrebbe riabbracciati.
Un’altra veloce corsa le
consentì di trovarsi in casa in poco tempo. Non vi era nessuno
all'interno. Solo il silenzio ricoperto parzialmente dal suo respirare
in modo affannoso.
-
Mamma? Papà? Gilbert! -
Nessuna
risposta. Andò subito in cucina, forse sua madre era lì a preparare il
pranzo, ma poco dopo ne rimase delusa. Era tutto in ordine, ogni cosa
maledettamente al suo posto. Pensò alla camera da letto, probabilmente
uno dei due non si era sentito tanto bene ed era andato a riposare. Il
rumore dei suoi stivali che battevano sul pavimento di legno, si
riflettevano in tutta la casa fino ad arrivare alla porta, dietro la
quale, sperava di trovare la sua famiglia. La aprì con molta
impazienza, lasciandola sbadatamente battere contro il muro. Il letto
era occupato da due persone completamente coperte dalle lenzuola,
sembrava che dormissero. Stranamente però, al rumore della porta
sbattuta contro il muro, le due persone sul letto erano rimaste
impassibili.
-
Ma mamma... Perché vi siete messi a dormire a quest’ora del giorno? E
dov’è Gilbert? -
Ancora nessuna risposta. A quel punto le era evidente che era accaduto
qualcosa che non prometteva niente di buono. Decise di avvicinarsi
lentamente dal lato occupato abitualmente dalla madre, ma dopo pochi
passi si accorse che dietro le pieghe delle lenzuola, si muoveva
qualcosa di estremamente piccolo. Avvicinandosi ulteriormente notò che
era uno scorpione, forse cercava di fuggire.
-
Padre! Uno scorpione! State Attenti! -
Istintivamente afferrò il lenzuolo dalla parte superiore portandolo
bruscamente verso l’alto. L’animale dopo un piccolo volo finì per terra
guadagnando la fuga in una fessura nell’angolo basso del muro. Nell,
assicuratasi dello scampato pericolo, voltò lo sguardo su coloro che
ormai erano stati privati di ciò che li copriva e che lei credeva
fossero i suoi genitori. Il suo respiro fu trattenuto per l’ennesima
volta, mentre il cuore le batteva così forte che sentiva i suoi battiti
risuonare nella testa.
Erano i due fantocci di paglia
della collinetta che lei aveva trafitto con la sua spada centinaia e
centinaia di volte durante gli allenamenti. Sulla testa di entrambi
erano stati pitturati due piccoli cerchi ed una striscia per
rappresentarne gli occhi e la bocca. Erano stati fatti con un pennello
abbondantemente inzuppato nella vernice rossa per fare in modo che le
gocce in eccesso, scivolando giù, dessero l’effetto del sangue.
-
NOOOOOO! -
Afferrò quello più vicino a lei per scaraventarlo violentemente a
terra. La rabbia aveva quasi preso il sopravvento sulla ragione, era
piena di odio ma non sapeva contro chi doveva rivolgere tutta quella
ostilità. Portò le mani sulla fronte, sentiva la testa scoppiare. Nello
stesso tempo cercò di pensare a chi potesse aiutarla... Forse Hiyang
avrebbe saputo consigliarla. Ci pensò un po’. Probabilmente il
consiglio le era già stato dato: "La mia allieva prediletta continua a
fare l’errore di soffermarsi a quello che vedono i propri occhi ed
evitare di capire ciò che percepisce lo spirito"...
-
Ma certo!
Questi fantocci non esistono! E neanche questa, è la mia casa. Uscendo
da quella grotta, non sono ritornata al mio mondo, ma in un altro
parallelo costruito apposta per me, ideato su misura delle mie paure e
delle mie incertezze. Mamma, papà, Gilbert ovunque voi siate io vi
amerò sempre e sappiate che non vi dimenticherò mai. Ora Basta! Tornerò
in quella grotta. -
-
Nella! Aiutami! -
Era la voce di Gilbert. Sembrava provenire da un
ambiente chiuso, forse la cantina.
-
Gilbert?... No. Sarà l’ennesima illusione. Chiunque tu sia non
riuscirai più a spaventarmi anzi, sarò io che verrò a prenderti! -
Impugnò la spada con entrambe le mani, in posizione di guardia. Uscendo
dalla camera da letto, cercava di muoversi senza fare rumore con gli
stivali. Attendeva di udire ogni piccolo suono, anche una vibrazione
dell’aria sarebbe stata sufficiente a consentirle di stabilire dove si
potesse nascondere quel nemico sconosciuto.
-
Nell sono qui! Aiutami ti prego! -
Come sospettava quella voce proveniva dalla cantina, qualcuno aveva
lasciato volutamente la porta aperta. Inutile quindi camminare senza
far rumore. Al contrario, ogni contatto col gradino era volutamente
marcato dal colpo del tacco dello stivale, quasi per farsi annunciare.
Quella stanza sotterranea, a forma rettangolare, era molto diversa da
come la ricordava, non per la forma ma per il suo contenuto. Erano
rimaste poche cose insignificanti, ma nel complesso si presentava quasi
vuota. Era parzialmente illuminata da decine di piccole candele ad olio
sistemate adiacenti ad entrambi i lati più lunghi. Piccole anche le
loro fiamme che donavano l'illusione di tante ombre sfumate, partite
dalla sua persona ed orientate in tutte le direzioni.
In fondo nella penombra, proprio dalla parte opposta alla scala, si
intravedeva una donna e con lei il riflesso di quella che potrebbe
essere una lunga spada. Era Armata. Nell si fermò un attimo per
studiare l’ambiente, il nemico ed eventuali vie di fuga. Osservando
anche il terreno si accorse che uno scorpione era appena salito sul suo
stivale, stava cercando di raggiungere il ginocchio che era senza
alcuna protezione. Se ne liberò con un veloce gesto di disimpegno,
scagliandolo contro il muro. Intanto quella donna misteriosa marcò la
sua presenza.
-
Ce ne hai messo di tempo per giungere qui... -
Ancora una volta chi era di fronte a lei parlava con voce innaturale.
Forse anche lei non era reale. Ma doveva prestare molta attenzione
perché era armata ed era una minaccia. Nell pensava che "perdere la
vita" in quel mondo che non le apparteneva, sarebbe stata la condanna a
rimanere lì, per sempre.
-
Fatti avanti vigliacca! Voglio vedere la tua sporca faccia! -
-
Sei sicura che sia tanto sporca? Dovresti essere più gentile con te
stessa... -
-
Con me stessa? Cosa intendi? -
Quella donna fece qualche passo avanti, fino a quando la modesta e
tremante luce delle lampade più vicine ne rivelò la sua persona. Era
così forte la determinazione di Nell da essere convinta, qualsiasi cosa
fosse accaduta, che lei non avrebbe avuto più paura. Eppure... Al primo
momento, guardandola, ebbe l'impressione di essere di fronte ad uno
specchio. Vide una donna, con il suo stesso vestito, la stessa spada e
soprattutto col suo stesso volto... Fu l'arma impugnata dal lato
opposto a farle comprendere che non era lei a specchiarsi, ma stava per
battersi contro se stessa. Al massimo della confusione, non era in
grado di stabilire se era più facile pensare ad una domanda logica,
oppure darsi direttamente una risposta:
-
Ma che senso ha battersi
contro sé stessi? Entrambe avremmo il coraggio di colpirci o perfino...
Di uccidere? E se ciò dovesse accadere, che succederebbe a lei? E a me?
Di sicuro c'è che è ostile e se non mi difendo, farà certamente male...
-
Impugnò la spada con entrambe le mani e cercò di
andarle incontro attaccandola per prima al fine di studiarne la
reazione. Ma un istante dopo anche lei si fece avanti in modo deciso,
attaccandola a sua volta. Il colpo fra le due lame risuonò in tutta la
casa. Un suono così marcato poteva essere ottenuto soltanto da due
mosse quasi simmetriche. Quelle lame permasero in contatto e le due
schermitrici, per spingere indietro l'avversaria, riversarono tutto il
loro peso sulle braccia e di lì, sull'arma. Per aumentarne l'efficacia
entrambe avvicinarono anche la testa. Erano a pochissima distanza...
La somiglianza era impressionante ed anche l'espressione del viso,
semmai non l'avesse mai vista nei momenti di lotta, Nell sentiva che
era la stessa, finanche nei minimi particolari. Tutto ciò contribuì a
distrarla dal combattimento, aveva trasgredito ad una delle regole più
importanti: lasciare libera la mente. La sua antagonista invece
approfittò del vantaggio di agire senza distrazioni e Nell finì
sospinta contro il muro. Involontariamente colpì rovesciandola, una
delle lampade in terracotta e l'olio che finì per spargersi sul
pavimento, investì anche lo scorpione che ora faceva fatica a tirarsene
fuori.
-
Anche tu in difficoltà eh? -
Ironizzò. Ma
un colpo di spada finito sulla parete, appena più in là della spalla,
le ricordò che si faceva sul serio.
-
Cosa cerchi da me? -
Ottenne la stessa domanda per risposta...
-
Cosa cerchi da me? -
L'allontanò con un calcio, voleva cercare di studiare quell'avversaria
così misteriosa perchè trovava molto difficile colpirla direttamente.
-
Non voglio farti del male. Fammi uscire di qui e nessuno avrà
problemi. -
Quella donna ripeteva tutti i suoi movimenti... Ed
anche le parole. -
-
Fammi uscire di qui e nessuno avrà problemi. -
Forse era sua intenzione innervosirla?
-
Ma perché continui a ripetere tutto quello che dico? -
-
...ma perché continui a ripetere tutto quello che dico? -
Tutto ciò la indusse a pensare che il suo nemico non era un estraneo,
ma la parte malvagia di se stessa. Era la prima volta che lei
combatteva "sul serio". Ebbe inizio così un combattimento senza
esclusione di colpi, le due avversarie adottavano la stessa tecnica e
la stessa forza, probabilmente solo le menti erano diverse. Quella
donna usò qualsiasi mossa non consentita ed utilizzava ogni oggetto che
trovava davanti a lei per cercare di colpirla. A quel punto Nell capì
che si trattava di un'altra illusione. Il suo maestro non le avrebbe
mai consentito di usare atteggiamenti e mosse scorrette, la sua
avversaria invece lo faceva e con tanto odio nei suoi confronti...
Quell'incredibile scontro durò a lungo. Ogni mossa di Nell era
avvertita in anticipo dalla sua avversaria ed evitata senza problemi.
Succedeva la stessa cosa contro gli attacchi messi in atto da quella
donna. Poteva essere uno scontro senza fine?
Probabilmente no. Nell già sentiva la stanchezza sulle ginocchia e nei
suoi polsi. Diversamente, la sua avversaria non dimostrava nessun segno
di affaticamento, era sempre più determinata a colpirla.
-
Non è per
niente stanca... E' più forte di me, non so quanto potrò resistere. Se
questa è un'altra prova da superare, sarà la più importante. Ma se
superare vuol dire sconfiggere quella donna, non ce la farò mai. Ma
forse... Non è una prova di forza. Probabilmente è una prova di
conoscenza. Conoscenza di me stessa, dei miei limiti. Del saper quando
è il tempo di usare il coraggio o quello di dimostrare il lato umile di
noi stessi. Quando è il tempo di usare tutte le proprie forze o quello
di ricorrere all'astuzia... Nella grotta Hiyang mi disse:
"non
sempre il nemico è colui che vedi armato di fronte a te..." cosa
voleva intendere? -
Cercò di trovare cosa potesse accomunare quegli episodi che lei
considerava delle prove. Mentre evitava i colpi della sua avversaria,
ripercorse tutte quelle avventure, le persone che aveva incontrato e...
Improvvisamente ipotizzò qualcosa che illuminò la sua mente. La
risposta era proprio dentro a quella stanza, quasi vicino a lei. Cercò
di guadagnare una certa distanza dall'avversaria e con un salto
atletico, senza sbagliare, trapassò perpendicolarmente l'addome dello
scorpione che ancora si dimenava cercando di liberarsi dalla trappola
dell'olio. Un ultimo fremito delle sue zampe ne anticipò la morte.
Stranamente svanì nell'aria dissolvendosi lentamente. Si voltò
immediatamente verso quella donna. La vide che era immobile, con l'arma
puntata verso di lei, ma si stava anch'ella dissolvendo nell'aria, in
poco tempo non sarebbe più rimasto nulla del suo corpo. Come Nell aveva
ipotizzato, anche quell'animale non era reale. L'aveva visto sul suo
braccio quando il pavimento era stato invaso dagli insetti; per terra
vicino alla bambina che cercava aiuto; sul letto dei suoi genitori ed
infine nella cantina prima del combattimento contro la parte ostile di
se stessa. Era lui, l'essere chiave di tutti quegli episodi ma anche
dell'intera avventura. Forse decidere di assumere la forma dello
scorpione non era stato un caso. Il suo veleno è una complessa miscela
di sostanze tossiche che cambia da una specie all'altra e una volta
iniettato attacca principalmente il sistema nervoso delle sue prede.
Fortunatamente sembrava tutto finito. Ora non rimaneva altro che
ritornare alla grande roccia ed entrare nuovamente in quella grotta per
cercare di venirne fuori dalla parte del mondo reale. Aprendo la porta
di casa per uscire, con grande meraviglia si accorse che tutta la
fattoria era immersa nel bosco. Fece pochi passi e si guardò intorno.
Era notte fonda... Possibile che aveva combattuto tutto quel tempo? E
poi perché la sua fattoria era al centro del bosco? Pensò che si
trovava ancora nella dimensione parallela, lì tutto era possibile.
Decise di prendere un piccolo sentiero che conduceva all'interno del
bosco, forse quella stradina era un invito per andare in quella
direzione. Camminò a lungo aiutandosi con la debole luce della luna che
ogni tanto riusciva a filtrare fra i rami degli alberi. Era molto
stanca ma per niente intenzionata ad interrompere il suo cammino per
riposare. Improvvisamente si fermò a fissare in lontananza... Questa
volta non era spaventata ma sorrideva. Si guardò intorno scoprendo che
da fonte di tutta quella felicità che stava provando in quel momento,
non era una ma tante e provenivano da tutte le parti del bosco. Erano
decine e decine di farfalle luminose, come quella che incontrò la notte
prima. Si stavano avvicinando con quel caratteristico movimento
irregolare.
In poco tempo erano tutte intorno e sopra
di lei a danzare e sprigionare anche quella volta, tante minuscole
particelle di luce che in un attimo illuminarono tutta quella parte di
bosco. Nell fu colta da un'innaturale contentezza. Allargò le braccia
rivolgendo i palmi delle mani verso l'alto come un gesto naturale per
cercare di cogliere tutte quelle minuscole fonti di luce brillante.
Rideva...
Rideva forte continuando a girare su se stessa.
-
La polvere di stelle. E’ tutto così stupendo... -
Incredibilmente si rivide da piccola sulla collina. Sentiva il suo
sorriso manifestato a voce alta, come quello di una bambina, poteva
essere ascoltato per tutto il bosco di Hern... Nel cielo tante stelle
cadenti che passavano su di lei rilasciando cadere la loro polvere
magica che più l'accarezzava e più percepiva quella straordinaria
sensazione di benessere e di rilassamento. Poco dopo, sfinita per la
troppa stanchezza, ma anche per tutta quella felicità di cui non ne era
abituata, si avvicinò ad un grande albero per sedersi ai suoi piedi.
Posò la schiena e la testa al tronco chiudendo gli occhi e questa volta
non ebbe alcuna difficoltà per prender sonno.
Le
farfalle luminose continuarono a danzare intorno al grande albero,
richiamando l’attenzione di una presenza ormai amica di Nell. Era il
lupo bianco. Si avvicinò lentamente forse per non far rumore, ed appena
giunto proprio accanto alla sua amica, restò lì vegliando su di lei
fino all’alba. Nell si svegliò che il sole era già alto nel cielo.
Riusciva perfettamente a ricordare tutto ciò di buono e di cattivo che
le era capitato il giorno prima. Era soddisfatta. Ricordando le parole
del suo maestro e pensando a come ne era venuta fuori, si sentiva quasi
completa perchè non osava avere la presunzione per dire di aver
imparato tutto. Probabilmente fu proprio per volontà di Hiyang che si
ritrovò protagonista di quell’avventura per metterla alla prova di
fronte alle sue paure e alle cose che le creavano difficoltà.
Il salto nel buio, la stanza invasa dagli insetti, i pipistrelli. Paure
che portava con se fin da bambina. Era stata sempre consapevole che il
buio, e gli insetti non potevano farle del male, eppure ne aveva il
terrore. Per superarli bastò una piccola dose di coraggio in più e la
consapevolezza che se non fosse in grado di sovrastarli, non avrebbe
più rivisto i suoi cari. Già, i suoi cari...
Lì, in
quel mondo parallelo, le era stato concesso di incontrare il suo
maestro. Soffrì moltissimo per la sua morte, ancora non aveva accettato
la sua perdita e non si sentiva pronta per separarsi da lui. Anche la
paura di non rivedere i suoi genitori e suo fratello era molto sentita.
Eppure bastarono solo alcune parole del vecchio Hiyang, per farle
capire che ad un certo punto della vita bisogna anche saper contare su
se stessi accettando tutto ciò che il destino ci riserba nel bene e nel
male, ma non le ingiustizie. Per quelle bisogna battersi, sempre. Fu
messa alla prova anche la sua coscienza. La bambina bisognosa del suo
aiuto fu la cosa che più le toccò il cuore. Per anni la sua coscienza,
che cercava di nascondersi dietro la falsa convinzione di non essere in
grado di far nulla per aiutare quei bambini, aveva accumulato tanto
malessere interiore che non riusciva a venir fuori e dare così lo
stimolo per reagire. Il sorriso ed il bacio sulla guancia di quella
piccola le schiarirono le idee, ora sapeva come comportarsi appena
rientrata in casa...
Quella mattina si svegliò dal
sonno una Nellarine diversa di quella che poteva essere stata fino ai
quei giorni. Fu soprattutto il confronto con sé stessa a farla crescere
interiormente, a farle avere una visione più chiara delle sue
potenzialità, dei suoi limiti ed anche del saper decidere come dosare e
miscelare tali virtù, accettando all’occorrenza il momento di
dimostrare l’umiltà che era dentro di lei.
Preferì
restare seduta ancora un po’ ai piedi di quell’albero. Voleva gustarsi
il profumo di muschio che si confondeva con quello dei pini, di cui il
bosco di Hern ne era gremito. Guardandosi intorno scoprì che l’albero
usato da lei per appoggiarsi e dormire, era lo stesso di quella sera
quando incontrò i lupi, ma non si meravigliò più di tanto.
-
L’avevo
sospettato che era un sogno e questa ne è la conferma. Ciò non cambia
nulla, perché Hiyang è realmente venuto a trovarmi ed a trasmettere nel
mio pensiero i suoi preziosi consigli. Un sogno molto utile quindi. Non
posso fare altro che ringraziarti, maestro... -
Appoggiando le mani per terra con l’intento di facilitare i movimenti
per mettersi in piedi, si accorse che un laccio attorcigliato fra il
pollice e lo stesso palmo della mano, le causava un certo disturbo.
Controllando meglio e con grande meraviglia si accorse di avere in mano
una sorta di braccialetto rudimentale, con una strana medaglietta in
metallo a forma di testa di lupo.
Sorrideva
di nuovo, era ancora più serena.
-
Sethium... Sono contenta di sapere che almeno tu... esisti. -
FINE
PRIMA PARTE
Segue
la seconda perte del racconto con:"Ritorno di un Eroe".
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