|
|

|

I
racconti del bosco di Hern
(Prima parte)
SULLE TRACCE DEL
LUPO BIANCO

Impugnava
la spada con entrambe le mani.
La lama era disposta a perpendicolo
rispetto alla sua fronte e tenuta a pochissima distanza dal volto. Il
suo sguardo era orientato in una direzione ben precisa, così come le
aveva insegnato il vecchio Hiyang.
Quanti tramonti trascorsi
insieme sulla collinetta della fattoria…
L’anziano maestro,
dopo aver addestrato il Capitano Cliff nell’arte del combattimento
con la spada ed alla profonda conoscenza dello spirito, era
considerato come un membro della famiglia; da alcune primavere,
inoltre, si era dedicato ad indottrinare in queste discipline i figli
del suo grande amico.
Purtroppo da un mese a quella parte aveva
deciso di lasciarli, per portarsi a miglior vita:
<< Seguirò
le orme del niveo lupo, mi condurranno nel regno della vita
eterna.>>
Ma per la giovane Nell era come se il suo vecchio
maestro fosse ancora lì vicino, come una volta:
<<
Immobile! Sguardo in avanti.
Non fissare nulla, ma nello stesso
tempo percepisci tutto ciò che hai intorno.
Userai l’udito per
vedere alle tue spalle. Fai uscire l’aria dal naso e con essa tutti
i cattivi pensieri. Ricorda sempre che non sono i muscoli e le mani
che governano la spada, ma è la tua mente a farlo… mantienila
libera. Se fai tremare la lama, il riflesso vacillerà e tu non sarai
più in grado di sentire la tua spada. >>
Catturare i raggi
del sole; era quello il suo fine.
Sfruttare il riflesso della lama
della sua spada per raccogliere quel riverbero e convogliarlo su una
metà del suo viso.
Non i freddi raggi del mattino, neanche quelli
troppo caldi del mezzogiorno; quelli del tramonto, sfumati d’arancio,
soltanto quelli erano in grado di far comunicare l’arma con il suo
compagno.
Una leggera carezza di calore generato dalla lama,
garantiva la percezione della sintonia spirituale fra i due,
apparentemente così differenti, carne e metallo, ma che in
combattimento divenivano un tutt’uno.
Hiyang era molto certo di
questo e sperava di poter trasmettere gran parte del suo sapere ai
due fratelli: un oggetto creato ed usato anche per porre fine ad una
vita, doveva in qualche modo essere vivo “spiritualmente”, ed
anche chi lo usava doveva essere cosciente di ciò. Probabilmente il
maestro, era consapevole che la spada era solo un
freddo pezzo di metallo, ma egualmente percepiva che tutto questo
sarebbe servito ai suoi allievi per liberare la mente e trovare
subito, all’occorrenza, la concentrazione necessaria.
Sapeva,
che in un combattimento non servivano solamente la forza e la
tecnica, ma che queste senza un perfetto controllo della mente e
delle proprie emozioni, sarebbero servite a poco.
Riuscire a dare
un certo “essere” alla propria arma, riuscire a fidarsi di più
delle sue potenzialità e non da meno essere consapevoli delle
proprie capacità.
Fu una calda carezza di luce quella che
gradualmente sentì sulla sua guancia. Trasgredendo alla regola
dell’immobilità, si lasciò scappare un lieve sorriso.
Anche
quella sera era riuscita a rimanere immobile e concentrata per
ore.
Peccato che il suo maestro non fosse lì a gioire assieme a
lei e sostenere, come suo solito, che avrebbe potuto fare di
meglio.
Lei era in grado di entrare in armonia con la natura
intorno ed a percepire ogni messaggio ed ogni suono anche il più
tenue.
Riuscì, infatti, a cogliere il leggerissimo rumore
prodotto dall’erbetta calpestata da qualcuno che in sordina si
stava avvicinando alle sue spalle con fare furtivo.
Nonostante
questo, lei rimase immobile mostrando una certa impassibilità.
<<
Nell, attenta!
Un temibile guerriero alle tue spalle cerca di
colpirti! >> si udì dire una voce maschile.
Sembrava
davvero strano vedere una così bella ed esile fanciulla voltarsi di
scatto roteando quella grande spada, ma Nell grazie ai suoi assidui
allenamenti aveva acquisito il nerbo di un guerriero, e girando il
polso ed il braccio riuscì a sostituire la sua sagoma con quella
ancor più temibile della sua lunga lama.
Le armi si scontrarono,
ne scaturì un secco rumore metallico, un suono quasi irreale.
Lo
stridio prodotto dai metalli amici, sicuramente forgiati dalla stessa
mano, permaneva sospeso nell’aria andando via via
dissolvendosi.
Mantenendo ancora il contatto tra le due lame, la
giovane si voltò bruscamente, spingendo all’indietro il suo
aggressore e riuscendo così a guadagnare terreno.
<< La
piccola Nell… >> esclamò teneramente suo fratello. <<
Vedo con piacere che sei diventata brava quasi quanto il tuo maestro.
>>
<< Tu non sei il mio maestro! >> sbottò lei
di rimando << Hiyang lo era… E poi non sono più piccola; fra
pochi giorni la mia vita compirà venticinque primavere. Ormai sono
adulta. >>
<< Potrai esserlo per gli altri, ma per me
rimarrai sempre la mia sorellina. >> rispose di rimando
Gilbert, che aveva cercato di sorprendere alle spalle sua sorella per
disarmarla. Si illudeva di poter prendere il posto del vecchio
maestro e di poterle completare l’addestramento, ma ben presto capì
che la ragazza era divenuta un’esperta combattente, anche più
brava di lui nella tecnica e nella determinazione.
I due fratelli
assunsero una posizione che consentiva loro di studiarsi
reciprocamente, portando la mano armata dietro al corpo e
distribuendo su quest’ultima gran parte della forza, nell'attesa di
attaccare, mentre il braccio libero era rivolto in avanti e su di
esso veniva trasmessa tutta la concentrazione.
Un filo immaginario
di energia collegava la mente con le dita della mano posta in
posizione di guardia, innanzi al corpo. Per raccogliere il massimo
della concentrazione, quelle stesse dita erano puntate in direzioni
ben precise: verso l’avversario, il cielo, la distanza, la terra e
l’infinito.
Adottando la stessa tecnica, era difficile capire
chi dei due sarebbe stato il primo ad attaccare.
Continuavano a
muoversi con passo flessuoso, senza mai distogliere lo sguardo l’uno
dall’altra, disegnando un cerchio immaginario sul terreno.
Quella
collina era divenuta nota in quella zona; si poteva riconoscere anche
da lontano, perché vi erano stati collocati degli alti fantocci di
paglia ed una recinzione di legno tutt’intorno.
Quegli stessi
grandi pupazzi, che facevano di quell’altura un’anomala
pennellata nell’uniforme paesaggio verdeggiante, erano usati dai
due fratelli per l’allenamento e l’apprendimento della loro arte,
ma per quella sera sarebbero stati soltanto dei muti spettatori.

Ebbe
infine inizio il duello; apparentemente ostile, con quella lunga
sequenza di balzi felini, con le mosse eleganti di Nell e gli
spostamenti vigorosi di Gilbert, ma, in effetti, un bellissimo
omaggio alla tecnica di combattimento orientale da loro assimilata
grazie agli insegnamenti del grande amico Hiyang.
Il susseguirsi
di colpi emetteva un continuo tintinnio metallico che a lungo andare
cominciava ad assomigliare ad una melodia, e se qualcuno da lontano
avesse visto nella penombra quel baluginio di lame come risposta agli
ultimi raggi di sole, sicuramente avrebbe creduto di assistere ad una
danza delle spade.
Ma uno strano spettatore, nel frattempo, si era
avvicinato per assistere a quel bizzarro combattimento senza sangue e
senza feriti, e seminascosto nella luce del crepuscolo a ridosso del
rigoglioso sottobosco, osservava curioso.
LA PROVA
Non
appena Nell si accorse di quella sconosciuta presenza, si voltò di
scatto e con un repentino roteare di spada disarmò il fratello che
preso alla sprovvista finì per rovinare a terra.
Anche lei si
distese sull’erba cercando di nascondersi.
<< Resta fermo!
>> disse. << Hai notato chi c’è vicino alla grande
roccia, sul sentiero che porta al bosco? Guarda… >>
<<
E’ un lupo bianco >> rispose Gilbert << Ma perché ci
nascondiamo da lui? >>
<< E’ strano non trovi? Un
lupo tutto bianco… non nevica mai qui da noi! Questa specie
dovrebbe vivere nei paesi del nord! >> ribadì la giovane.
<<
In questa regione quell’animale è… ricordi cosa diceva Hiyang?
“…seguirò le orme del niveo lupo…” Il niveo lupo, un
lupo bianco come la neve. Che sia quello Gil? Voglio provare ad
avvicinarlo! >>
<< No! Non andare, potrebbe essere
pericoloso! >> disse il fratello con apprensione.
Ma Nell
non ascoltò le sue parole, era convinta che la presenza di quella
creatura così misteriosa, in un certo modo poteva essere legata allo
spirito del suo maestro. Con un balzo scavalcò la staccionata sulla
collina, per poi correre impaziente verso l’animale.
Fu un
errore mostrare tutta quella determinazione.
Alla vista della
ragazza che si dirigeva verso di lui così velocemente, la bestia
fece dapprima qualche passo indietro e poi vedendola avvicinarsi
rapidamente si voltò e comincio a correre verso il bosco.
<<
No! Aspetta non voglio farti del male! >> gridò lei.
Ma
l’animale sparì dietro le ombre degli alberi che delimitavano il
confine tra il bosco e la campagna.
La luce del giorno andava man
mano rarefacendosi, il sole era quasi completamente disceso oltre le
alte cime degli alberi.
Ma ciò nonostante lei continuò a
rincorrere il lupo, a seguire le sue orme.
<< Torna indietro
Nell! >> gridava Gilbert << torna indietro sorellina sta
arrivando la notte; papà e mamma non saranno contenti di questo…
>>
Ma la giovane era velocissima, il suo maestro le aveva
insegnato i segreti per una corretta respirazione e per la giusta
distribuzione di forza e peso sulle gambe; riusciva a sfruttare la
sua energia sino alle punte dei piedi.
<< Ti servirà nei
brevi come nei lunghi spostamenti. Non pensare che la cosa sia poco
importante! >>
Quasi riusciva a sentirle queste parole.
Ma,
quel lupo già per sua natura agile e veloce, si spostava con dei
lunghi balzi che a Nell sembravano innaturali.
Era davvero
difficile stargli dietro, quasi impossibile.
Il nobile animale,
d’un tratto si fermò come attendendo di vedere se la ragazza lo
stesse ancora seguendo, accertandosi che lei non avesse desistito nel
tentativo di raggiungerlo.
Quando ebbe la conferma che Nell gli
stava ancora alle calcagna, rimase immobile ancora qualche istante
per poi riprendere la sua corsa inoltrandosi sempre più nel
bosco.
Entrambi si addentrarono nel bosco, fra alberi e folti
cespugli sparirono dalla vista di Gilbert che non aveva trovato il
coraggio di accompagnarla.
Oramai era calata la sera e con essa
l’oscurità.
Nell continuò a seguirlo fino a quando il lupo
lasciò il sentiero per risalire una piccola altura, con lunghi balzi
fra piante e cespugli si dileguò. Lei continuò a correre nella
stessa direzione, ma nonostante tutto il suo coraggio, camminare nel
bosco a tarda sera, le incuteva timore. Paura rafforzata da strani
rumori e versi di animali notturni che sicuramente non si udivano
durante il giorno. E poi l’insolita presenza di quel lupo bianco,
la confondeva sempre di più. << Perché Hiyang prima di morire
mi disse che avrebbe seguito un lupo? Perché proprio bianco? E poi,
quello stesso lupo è venuto da me e mi ha quasi chiesto di
seguirlo…
Mi porterà in un luogo misterioso per scoprire
qualcosa che il maestro già conosceva? Oppure… Vorrebbe condurmi
nel regno della vita eterna?
Forse avrei dovuto ascoltare Gil,
meglio tornare a casa! >>
Decise di abbandonare il suo
intento, ma quando cercò di tornare indietro si accorse di aver
perso il piccolo sentiero che l’avrebbe riportata vicino alla sua
fattoria.
Si era persa…
Cercò allora di prendere la
direzione che riteneva di aver percorso all’andata, ma dopo un pò,
capì di essere nuovamente al punto di partenza.
Era tutto
inutile.
Non le rimaneva altro da fare che sedersi a ridosso di un
grande albero e cercare riposo sino all’arrivo della nuova alba.
Con i primi raggi del sole sarebbe stato più semplice orientarsi, e
sicuramente non era tanta la strada da ripercorrere. Posò la schiena
e la testa sul tronco di un grosso albero e provò a chiudere gli
occhi.
Riuscì a mantenerli così solo per pochi attimi.
La
paura era troppo forte, più forte anche della stanchezza; ed allora
si ritrovò a scrutare nel buio cercando di capire quali fossero le
fonti dei rumori che sentiva attorno a sé.
Trascorse ancora
qualche tempo, poi da lontano cominciò ad intravedere una fievole
luce, un puntino luminoso che si avvicinava con un movimento
irregolare.
Stranamente quel movimento discontinuo le sembrava
familiare, ma non riusciva a ricordare a quale piccola strana
creatura poteva appartenere.
Continuava a venirle incontro.
Era
una farfalla!
Una splendida farfalla luminosa talmente sfavillante
da non permettere, a coloro che avevano la fortuna di guardarla, di
afferrare quali colori pregiassero le sue ali.
Non appena giunse
vicino alla ragazza, cominciò a volare compiendo dei cerchi
concentrici e nello stesso momento rilasciava una polverina luminosa
che scendeva molto lentamente.
Continuando la sua lenta discesa,
la polvere luminescente iniziò a posarsi lievemente sul corpo di
Nell, trasmettendole una grande sensazione di benessere e
tranquillità.
Improvvisamente tutte le sue paure erano svanite ed
ora sorrideva serena.
<< Che meraviglia sembra polvere di
stelle! >> esclamò beata.
Allora le ritornò in mente sua
madre… e lei da piccina.
Accadeva ogni anno che in alcune sere
d’estate, in determinati periodi, avvenivano dei fenomeni
strani.
Alcune stelle, nel cielo, iniziavano a muoversi e
decidevano di scendere verso la terra, ma dopo pochi istanti
svanivano e lasciavano come traccia del loro passaggio una scia di
granelli luminosi: la di polvere di stelle.
Nell tutte le volte ne
rimaneva affascinata perché riteneva si trattasse di un evento
magico, grazie a ciò ogni volta immaginava tantissime avventure
fantastiche dove fate, maghi, elfi e gnomi erano i protagonisti di
tante dolci fiabe.
Sicché ogni anno, in quei giorni, costringeva
sua madre e Gilbert ad accompagnarla sulla collina, per poter
assistere ancora una volta alla magica discesa delle stelle, che
comunque la sera successiva avrebbero ripreso il loro posto.
Che
tranquillità, che sensazione di benessere… era sul punto
d’addormentarsi, quasi impossibile resistere a quel torpore.
Ma
la sua coscienza era ben desta, e nonostante l’intorpidimento Nell
cercava di seguire i movimenti lenti della farfalla che continuava a
volteggiare su di lei.
Lo scalpiccio di foglie secche calpestate,
poco distante, la fece ridestare dalla sonnolenza.
Nella
semioscurità intravide tre ombre, probabilmente si trattava di
animali che si muovevano con agilità e passo leggero. Erano lupi.
Più si avvicinavano e più rallentavano il passo, fino a quando due
di loro si fermarono, mentre l’altro azzardò qualche passo in più,
verso di lei. Due di loro erano grigi ed il più grande, che sembrava
essere il loro capo, aveva il manto completamente bianco.
Nell
faceva fatica a tenere gli occhi aperti ma nonostante ciò riuscì a
capire che il lupo bianco era lo stesso che aveva rincorso poco
prima.
Mentre lei cercava di dissipare il torpore che le
obnubilava la mente, i tre animali chiusero gli occhi, ripiegarono le
zampe anteriori per avvicinarsi al terreno ed alzarono il muso verso
il cielo.
Con sommo stupore della ragazza, cominciarono a
circondarsi di una luce soprannaturale ed il loro folto pelo ne mise
in risalto l’intensità. Un lungo fremito trapassò i loro corpi e
tale fu l’intensità che anche le foglie degli alberi più vicini
frusciarono brevemente.
Quella notte ci fu uno strano prodigio che
segnò quel luogo: magicamente il loro essere si tramutò da lupo, in
corpo di un uomo.
Ad un primo sguardo sembravano fatti di luce ed
i loro movimenti erano incredibilmente lenti.
Sempre a rilento si
misero in posizione eretta e rimasero fermi così per qualche
momento.
La strana luce che li circondava continuava ad avvolgerli
anche dopo la mutazione e dopo poco iniziò a dissolversi nell’aria
in tante piccole particelle luminose.
Nell era molto spaventata
non aveva mai visto e neanche mai immaginato nulla di simile.

Strane
magie, misteriosi incantesimi, oppure esseri naturalmente
straordinari che chissà da quanto tempo si celavano fra gli alberi
di quel bosco. << Forse sono i custodi dei segreti più remoti
del bosco… Oppure spiriti della natura… spero tanto che non siano
malvagi! >> Pensò.
Cercò istintivamente di alzarsi per
nascondersi in un posto più sicuro ma i suoi muscoli erano
intorpiditi e non le rispondevano.
A stento riusciva a tenere gli
occhi aperti e così poté veder l’uomo, che sino a poco prima era
stato un lupo bianco, avvicinarsi a lei.
Non riusciva a
distinguere le immagini innanzi a sé ma le sembrava di recepire,
addosso a quell’uomo, uno strano abbigliamento fatto di foglie che
aderiva completamente al suo corpo muscoloso; anche il volto era
coperto da due grandi foglie che gli nascondevano quasi completamente
il viso e lasciavano scoperti soltanto gli occhi.
Erano color del
ghiaccio quegli occhi, l’unica cosa rimasta immutata dopo la
trasformazione.
Da quel poco che poteva vedere Nell, rifletté che
quell’uomo doveva essere giovane ed anche possedere una
straordinaria bellezza.
Anche l’uomo-lupo la stava scrutando con
piacevole interesse e man mano si stava sempre più avvicinando, sino
ad inginocchiarsi al suo fianco. Lei riusciva a sentire l’aria
passare fra le foglie che gli ricoprivano il volto. << E’ il
suo respiro! Allora… non è uno spirito! >> Esclamò fra
sé.
Dal canto suo il giovane era molto affascinato da quella
ragazza bellissima, e si sentiva talmente attratto da lei da provare
l’irresistibile tentazione di toccarla.
Anelava a
sfiorarla…
Purtroppo non poteva!
Il contatto con gli esseri
umani era loro proibito. Ma non riuscì a resistere a
quell’insostenibile desiderio ed allungò una mano per sfiorarle
una guancia.
In quel momento Nell non sapeva dire se si sentiva
più spaventata o più incuriosita da quello strano essere che
timidamente stava cercando di avvicinarsi a lei.
Il suo istinto di
combattente ebbe il sopravvento e riversando tutta la forza che
riuscì a racimolare concentrandola sul braccio sinistro, con un
brusco movimento afferrò il polso dell’uomo che stava provando ad
accarezzarla.
Riuscì, anche se con uno smisurato sforzo, ad
aprire completamente gli occhi ed a fissarlo in viso.
Dopo quel
gesto, l’uomo appariva più spaventato di lei e sembrava volerle
dire, con lo sguardo, che non aveva cattive intenzioni.
Indugiarono
per qualche istante chiedendosi se agire ascoltando l’istinto
oppure la voce dei loro cuori. Lei restò incantata da quegli occhi
che da soli pareva raccontassero tutti i misteri e le magie che si
nascondevano dietro all’armatura di foglie.
L’uomo del bosco
si sollevò in piedi repentinamente, sempre continuando a fissarla.
Era turbato, ma non per la presenza di Nell: aveva toccato un umano
trasgredendo così al patto misterioso che aveva stretto con le
entità del bosco. Nell rimase ancora seduta a terra, la forza che la
obbligava a non poter muovere nessun muscolo non era ancora del tutto
svanita. Voleva trattenerlo per parlargli, chiedere il suo nome,
perché era venuto da lei… Ma si sentiva molto debole per rialzarsi
e anche per parlare. Poco dopo, provando a muovere la mano, si
accorse di trattenere una sorta di rudimentale braccialetto al quale
era appeso un ciondolo a forma di testa di lupo. Si rese conto di
averlo involontariamente strappato dal polso di quel giovane. <<
Adesso ho un motivo in più per raggiungerlo e restituirlo, potrebbe
essere un oggetto molto importante per lui. >>
Gli altri due
uomini-lupo erano rimasti ad una certa distanza assistendo immobili
al risveglio della giovane donna, ma ora anch’essi parevano
spaventati e si girarono pronti a scappare.
Iniziarono a correre e
nel contempo, questa volta in modo più rapido, ripresero la loro
originale forma di lupi.
Sparirono all’interno della complice
oscurità del bosco.
Essere toccato da un essere umano…
Era
un evento che non si ripeteva più da centinaia di primavere.
Il
giovane ne era rimasto così sconvolto da non riuscire a trovare la
concentrazione necessaria per ritrovare le sue sembianze di animale e
raggiungere così i suoi compagni; e la luminosità che lo cingeva
era oramai senza controllo.
Illuminava tutto l’ambiente
circostante e poteva essere notata anche a grande distanza.
Rivolse
lo sguardo verso il bosco, dove erano spariti i suoi amici, e subito
dopo verso Nell.
Con la mano sinistra si afferrò il polso,
proprio nel punto dove lei lo aveva toccato.
Avvertì una strana
sensazione, come un reciproco scambio di energia e certamente si
trattava di un qualcosa di positivo.
Avrebbe voluto avere il tempo
per riflettere, ma questo non era possibile. Il suo cuore gli
chiedeva di andare incontro a quella ragazza così speciale, al
contrario la sua mente gli imponeva di allontanarsi da lei, per
sempre. Così fu.
Cercò di allontanarsi quanto prima, dirigendosi
di corsa nella stessa direzione dalla quale era giunto, ma voltandosi
indietro si accorse di essere seguito. Nell, infatti, aveva
parzialmente riacquistato le forze e tiratasi su di scatto, prese a
rincorrerlo. << Non sono malvagi… >> pensò. <<
Ma non capisco perché sono venuti da me, ed ora fuggono via senza
alcun motivo. >>
Dopo poco riuscì a notarlo eclissarsi
dietro un grande cespuglio posto a ridosso di una parete rocciosa.
Desistette dall’intento di seguirlo correndo e prese invece a
procedere lentamente con molta cautela.
La ragazza aveva
istintivamente compreso che dietro a quel viluppo di arbusti si
dovesse, quasi certamente, trovare l’ingresso di una qualche sorta
di grotta.
Era speranzosa che una volta all’interno la
luminescenza emessa dal corpo dell’uomo lupo sarebbe stata
sufficiente ad illuminare un eventuale antro buio.
Così
ragionando Nell, fece un balzo cercando di proteggersi con gli
stivali dall’ostruzione dei rovi, ma giunta dall’altra parte non
trovò appoggio per i piedi e prese a scivolare lungo un pendio di
terreno sgretolabile, ricoperto inoltre da innumerevoli strati di
foglie.
LA
CAVERNA MISTERIOSA

L’eccessiva
foga con cui aveva spiccato il salto le fece perdere l’equilibrio
ed iniziò così a ruzzolare giù, portandosi dietro buona parte di
terra, sassolini e foglie secche. La sua discesa terminò dopo un
tempo che le sembrò interminabile.
Giunta al termine della sua
corsa si ritrovò a pensare:
<< Ecco, anche stavolta mi sono
fatta trascinare dall’impulso ed ora mi trovo in questo posto buio…
io ho il terrore del buio… e soprattutto non so come farò a
risalire! >>
Con sua gran sorpresa, invece di ritrovarsi in
fondo ad un burrone si rese conto d’esser giunta all’interno di
una piccola sala scavata nella roccia, ed illuminata da torce poste
sulle pareti di un corridoio, che s’incanalava dalla parte opposta
a dove si trovava lei.
<< Almeno non sono completamente al
buio... >> Tossì per liberarsi da disturbo causato nel
respirare quell’aria cattiva. << Ma devo trovare il modo di
uscire da qui. Papà mamma e Gilbert saranno in pensiero per me.
>>
Era ancora molto sgomenta ma l’esistenza di una pur
fievole fonte di luce la rincuorava.
Sguainò la spada e decise di
dirigersi lungo il corridoio, magari con un po’ di fortuna
dall’altro lato avrebbe trovato qualcuno in grado d’aiutarla a
lasciare quel luogo.
Dopo aver fatto i primi passi si rese conto
che qualcosa sotto i suoi piedi scricchiolava; ma la rigidezza dei
suoi stivali in cuoio non le permetteva di intendere quale fosse la
natura di quella strana pavimentazione.
Accelerò il passo per far
sì d’arrivare al più presto al corridoio di fronte a lei, dove le
torce illuminavano meglio l’ambiente; quel rumore la stava rendendo
ancora più nervosa.
Mano a mano che si avvicinava alla fonte di
luce riusciva sempre più a scorgere dei movimenti sul terreno,
movimenti veloci in verità.
<< Aaahhh! Scarafaggi…
scarabei! >> sibilò tra i denti.
Li odiava!
Sin da
piccola, Nell ne aveva sempre avuto il terrore.
Quei piccoli
insetti li considerava ripugnanti ed anche a schiacciarli provava un
forte senso di ribrezzo. Era un momento molto difficile per lei:
restare al buio in un posto sconosciuto nelle profondità di una
caverna sotto al di sotto del bosco, col pavimento invaso da insetti
che detestava. Istintivamente percorse a lunghi balzi quasi tutta la
lunghezza del corridoio, che in quel momento rappresentava l’unica
via di fuga. Era molto stretto e col soffitto alquanto basso.
Mentre
procedeva, in lontananza udì uno strano rumore che a causa dell’eco
provocato probabilmente da ampie sale e ambienti comunicanti fra di
loro, non riuscì a definire bene. Rumore che sentiva sempre più
vicino, fino a quando si sentì improvvisamente travolta da uno
stuolo di pipistrelli che arrivavano dalla direzione opposta.
<<
Noooo! Anche i pipistrelli. Maledizione! >> esclamò
esasperata.
Un’interminabile sequenza di colpi di piccole ali su
tutto il suo corpo la costrinse a rannicchiarsi e portare la testa
fra le gambe per proteggersi, così attese a denti stretti che
quell’incubo terminasse al più presto possibile.
Fortunatamente
questo tormento non durò molto, si rialzò e di lì a poco si rese
conto di trovarsi in un’altra sala, notevolmente meglio illuminata
della precedente e soprattutto non vi erano animaletti striscianti di
sorta.
Tutte le pareti erano ricoperte da sculture in
bassorilievo, alcune raffiguranti scene di guerra con soldati
impegnati a combattere strane creature, altri invece raffiguravano
animali alberi e piante che componevano splendidi scenari del bosco.
Polvere e ragnatele cosparse dappertutto indicavano quel luogo
disabitato da molto tempo. Notò davanti a sé un tavolo in pietra
con tanti libri sparsi in modo disordinato, anche le sedie fatte di
roccia, erano molto grandi e avevano tutte un alto schienale
scalpellato con motivi di piante e fiori. << Sicuramente ognuna
sarà stata scolpita da un unico blocco, forse anche il tavolo… e
probabilmente tutta la sala! Mi chiedo quale antico popolo potesse
aver realizzato una cosa simile! >>
Avanzò di qualche passo
per toccare la sedia più vicina a lei, ma fu colta da un sussulto
quando si accorse che vi era seduto un uomo, le volgeva le spalle.
<<
Finalmente… Piccola Nellarine, vieni avanti! >> Risuonò una
voce.
Quella voce così cupa, forse a causa della forma della sala
e delle sue spesse mura di roccia, le suonava estranea, ma quel nome
“Nellarine”…
Solamente due persone l’avevano sempre
chiamata così: sua madre ed il maestro Hiyang.
Forse… No, non
poteva essere vero!
Il suo maestro era morto, lei ne era
consapevole. Ma quella voce a pensarci bene, forse aveva qualcosa di
familiare.
<< Maestro Hiyang? >> azzardò lei con voce
garrula.
<< Sì… >> le rispose la voce di
rimando.
<< Ma non può essere! Tu sei morto! Ti ho visto io
bruciare sulla pira il giorno del tuo trapasso! >> disse ancora
Nell, e lo abbracciò stringendolo forte a sé.
<< La mia
allieva prediletta >> continuò lui, come se non avesse sentito
i suoi discorsi << continui ancora a fare l’errore di
soffermarti soltanto alla percezione dei tuoi occhi, senza cogliere
ciò che ti suggerisce lo spirito… >>
Dopo queste parole
gli occhi di Nell si riempirono di lacrime, restò vicino all’amico
che credeva perduto, e prendendogli la mano gliela strinse.
<<
Che gioia maestro… >> disse in un soffio.
<< Mia
cara, quando dico che non ascolti il tuo spirito, non mi riferisco a
quello che hai visto il giorno della mia morte, ma a quello che i
tuoi occhi ingannevoli ti riferiscono ora. >> insistette
l’anziano.
Tenendo la mano fra quelle della sua allieva, il
maestro si allontanò un po’ da lei per farsi vedere meglio.
Nonostante ciò, Nell non trovava nulla di diverso, lo ricordava così
da sempre.
<< Ma… io non capisco! >> disse lei.
<<
Sei proprio sicura? ...Sei certa che sia la mia mano quella che
stringi ora?
...Ed è altrettanto indubbio che sotto i tuoi piedi
vi sia della dura roccia? >> continuò il vecchio in modo
sibillino.
<< Ma… continuo a non capire! >> ribatté
Nell ritornando a stringere ancora più forte la mano del suo
maestro.
Il suo sguardo, il suo sorriso, ma anche i suoi movimenti
e quel modo di esprimersi che nasconde enigmi e mistero. Era lui, ne
era certa.
<< Tu sei una donna speciale Nellarine! Hai
coraggio, hai forza e tecniche da vero guerriero, ma anche saggezza,
sagacità. Sei una ragazza di buon senso, ma ciò che più ti
differenzia è quel senso d’umiltà che contraddistingue l’animo
di una gran donna.
Probabilmente in un prossimo futuro ci saranno
molte donne simili a te, forse con la loro forza e saggezza
riusciranno a cambiare questo mondo, nel bene…
Ma i tuoi tempi
sono diversi, in questo momento c’è una comunità che ha bisogno
di te! ...Ora non è il tempo esatto per conoscere tutto questo, un
giorno capirai.
E’ scritto che molto presto sarai chiamata a
combattere un male misterioso, ed anche adesso, mentre parliamo, lui
allunga la sua ombra su queste terre. Saranno in molti a piangere, ma
saranno molti di più coloro che riusciranno a vedere una nuova alba
quando quel male sarà sconfitto grazie a te.
Prima di
affrontarlo, dovrai terminare il tuo addestramento spirituale ed è
per questo che ho chiesto a “Set” di condurti da me. >>
sentenziò Hiyang.
<< Set? >> chiese perplessa
Nell.
<< Sethium, l’uomo lupo. >> disse comprensivo
l’attempato signore << Egli è un uomo molto speciale. Lui ed
i suoi compagni molto tempo fa hanno fatto una scelta, ed in seguito
a questa è stata donata loro l’essenza del lupo per proteggere il
bosco. >>
<< Sethium… >> mormorò la giovane
donna tra sé.
<< Debbo farti una domanda molto importante,
e vorrei che tu mi rispondessi con sincerità… >> asserì
Hiyang.
<< C’è stata una qualche forma di contatto tra
voi? Tra te e Seth intendo? >> chiese l’uomo.
<< Sì.
E’ stato lui a farlo. Ehm… veramente no! Seth voleva toccarmi, ed
io per proteggermi gli ho afferrato il polso con l’intento di
fermarlo. >> rispose mestamente Nell.
<< Bene. Così
era scritto!
E’ scritto anche che compierete imprese
straordinarie assieme, ma ora non è il momento giusto per parlare
neanche di questo.
Devi prima finire da sola ciò che tempo
addietro abbiamo iniziato assieme; devi completare la tua
preparazione spirituale che è la parte più importante
dell’addestramento. Il tempo scorre veloce e non concede favori a
nessuno. >> sentenziò profeticamente Hiyang.
<< Da
sola? Non ce la farò! Ho ancora bisogno della tua presenza, del tuo
sostegno, dei tuoi insegnamenti. Dovrei affrontare un male misterioso
capace di minacciare l’esistenza di un intero popolo? Cosa potrei
fare da sola? >> esclamò Nell con enfasi.
<<
Completarti! >> disse semplicemente il vecchio. << La
bardatura che indossi durante i combattimenti serve solo a proteggere
il tuo corpo…
Il tuo corpo di per sé è un’armatura e serve
per preservare la tua anima. E’ questo che devi imparare a
comprendere. Non si vive solo per il corpo, ma si vive con il corpo
per lo spirito. La vita terrena è solo l’alba della nostra
esistenza. Di seguito non vi sarà più bisogno del nostro corpo
quale protezione… Come accade a me in questo momento.
Devi avere
più fiducia in te stessa e soprattutto devi stare attenta ai
pericoli ed alle tentazioni cui la tua anima verrà in seguito
esposta.
Le minacce fisiche sono solamente sfumature che servono a
formare il nostro carattere e la nostra personalità. >>
<<
Sì, ma molte volte questi pericoli, anche se tu dici che servono
solo a temprare la nostra forza, possono mettere a repentaglio la
vita. Potrebbero anche portare alla morte, non credi? >>
rispose la giovane.
<< Ed allora vorrà dire che ciò è
scritto! Che il tempo giusto per affrontare il passaggio oltre la
vita è giunto a compimento!
…Ora io devo andare, mia signora.
Nel rivederti, hai donato felicità ai miei occhi, e riempito di
gioia il mio cuore >> continuò sorridendo.
<< Ma
ricorda: non sempre il nemico è colui che vedi armato innanzi a te…
>> terminò il maestro.
<<
Cosa intendi dire? No! Aspetta! Spiegami come fare per uscire da qui!
>> gridò Nell. Abbassando lo sguardo e cercando di trattenere
la mano del suo amico, si accorse, con sommo stupore, che sul suo
braccio vi era un grosso scorpione.
La ragazza si affrettò a
mollare la presa per liberarsi da quell’ospite molto sgradito.
<<
Ma da dove è saltato fuori? >> considerò. << E che
posto è mai questo? >> rifletté controllando su braccia e
gambe per assicurarsi che non vi fosse alcun altro insetto.
<<
Non capisco come abbia fatto a salire sul mio braccio…
Insetti,
pipistrelli, questo scorpione e soprattutto ho incontrato te che
pensavo fossi morto. Ci troviamo all’interno di misteriosi
sotterranei al di sotto del bosco, è tutto così strano!
>>
Spostando lo sguardo tutt’intorno cercò Hiyang, ma non
vi era traccia di lui. Ritenne a quel punto di doversi allontanare al
più presto da quel posto.
Notò allora una porta che inizialmente
non aveva visto e si avviò verso questa. Fece qualche passo per
raggiungerla, ma ancora una volta udì quel fastidioso crocchiare
sotto i suoi stivali: in pochi istanti tutto il pavimento fu invaso
da scarafaggi e scarabei che continuavano a spostarsi velocemente
senza una precisa destinazione. Nell saltò istintivamente su una
delle sedie di pietra per evitare il contatto con quegli insetti, ma
le tornarono in mente le parole del maestro. Ripetendo fra sé i
consigli di Hiyang, acquisì un po’ di coraggio nonostante ciò
preferì esitare ancora per qualche momento.
<< Pensandoci
bene, che male sarebbero in grado di provocare queste piccole
creature? Riesco a tenere a bada un orso, sono in grado di affrontare
serpenti velenosi senza pensarci più di tanto… >> sorrise.
<<Grazie maestro! >>
A denti stretti, posò
lentamente il primo piede sul pavimento. Inevitabilmente decine di
insetti salirono sullo stivale, tuttavia il cuoio con cui era stato
cucito era così spesso che non consentiva di percepirli al tatto.
Trovò il coraggio di attraversare tutta la sala, varcare quella
porta e richiuderla immediatamente sperando di aver lasciato
dall’altra parte, gli insetti e tutte le sue inutili paure,
rinchiusi lì per sempre.
Guardando in fondo al passaggio notò
una luce.
<< Finalmente, così forse potrò uscire. >>
pensò esausta. << Ma, possibile che sia già spuntato il sole?
Non mi era sembrato fosse passato così tanto tempo! Non fa nulla,
l’importante è tornare a casa! >>
Si avviò così lungo
l’androne e via via che si avvicinava lo spazio per muoversi si
restringeva sempre più. Molto spesso il suo cammino era ostruito da
piccoli cedimenti delle pareti e del soffitto che rendevano
difficoltoso il passaggio.
Segue
a pagina 2
I racconti del Bosco di Hern "Sulle tracce del lupo bianco".
|
Scarica gratuitamente l'eBook "I
Racconti del Bosco di Hern"
nel
formato PDF
o Word
e txt

|
|

|

Lascia un messaggio.
|
|
Questo
racconto può essere distribuito liberamente. Le illustrazioni sono
state realizzate modificando screenshots ottenuti dal gioco di ruolo GUILD WARS
di NCsoft © 2008 ArenaNet, che ne riserva tutti i diritti. Se volete
giocare assumendo il ruolo dei protagonisti di questa storia visitate
questi siti:
Tutti
i diritti riservati. Marchi e loghi appartengono ai legittimi
proprietari. Chi scarica o copia i racconti presenti su
questo sito, non può utilizzarli per scopi commerciali o modificare in
alcun modo l'opera originale senza l'approvazione del legittimo autore.
Tutte le immagini sono state prelevate da siti che ne consentivano
l'utilizzo per scopi non commerciali. Eventuali
disapprovazioni in merito alle singole immagini
possono essere comunicate da chi ne detiene i diritti, per la rimozione
immediata dell'immagine stessa.
All rights reserved. The all pictures
from sites "free to use" and "non-commercial use". If you see anything
on this site that you believe to be yours, and can prove copyright
ownership of such rights any images affected will be removed from my
site immediately.
grande4@inwind.it
|
|
|