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| RITORNO
DI UN EROE |
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I
racconti del bosco di Hern
(parte
seconda)
Ritorno
di un Eroe
Seconda
parte del racconto:"Sulle tracce del lupo bianco".
...
- Tanto tempo fa ci fu una piccola farfalla che la sera, dopo il calar
del sole, diventava molto triste perché tutti i suoi splendidi colori
svanivano appena il buio accarezzava le sue ali. Anche le sue amiche
divenivano infelici: nessuna di loro, durante l'oscurità, poteva
rallegrare l'amino di colui che le ammirava.
Una notte la piccola
farfalla, non potendo più veder soffrire le sue compagne, decise di
volare verso il cielo per cercare di raggiungere le stelle. Voleva
implorarle per far svelare il loro segreto di così tanta lucentezza,
nel buio... Volò tanto verso di loro che sfinita e senza più energie,
perse i sensi e cominciò a precipitare verso la terra. La più luminosa
delle stelle, vedendo tanta determinazione da parte di una così piccola
e fragile creatura, si impietosì così tanto che decise di salvarla e di
donare il segreto della lucentezza a lei e solo alle sue simili che
avevano desiderato tanto tale dono.
Da quel giorno la farfallina
lucente restò lassù a volare nel cielo e le sue notti non erano più
accompagnate dalla tristezza. Sfrecciando da una stella all'altra
sprigionava nello spazio un po' di polvere brillante che a volte poteva
essere vista, se pur per un attimo, anche dalla terra.
E fu così che da allora, chiunque ha la fortuna di vederla volare, ogni
volta esclama:
"Una stella cadente!"
ed ogni volta esprime un desiderio, con la speranza che la stella più
lucente lo stia ad ascoltare. -
Nella
ascoltava le parole della madre restando immobile, quasi incantata.
Ricordando quella favola si sentiva di nuovo bambina, le ritornava il
buonumore.
- E' una storia bellissima, grazie mamma. Credi che sia accaduto tutto
ciò anche alle farfalle lucenti del bosco di Hern? -
-
Non lo so Nell, è solo una favola. Te l'ho raccontata tantissime volte
ed in ogni occasione tu l'ascolti con lo stesso entusiasmo, come se
fosse la prima volta. E ora? Dove vai? -
- Scendo giù. Cercatemi lì se avete bisogno di me. -
Prese un sottile ramoscello e andò in cantina, dove vi restò per un po'
di tempo.
- Dai piccoletto, sali sulla mia mano. Non voglio farti del male.
Ancora non ti fidi? Ormai siamo diventati amici. -
Distesa
per terra e alla luce di una candela, Nella si stava
intrattenendo giocando con uno scorpione che aveva scovato quella
stessa mattina, sotto ad una botte. Continuava a sospingere l'insetto
ormai impaurito e stanco, con l'aiuto del ramoscello, per farlo salire
e scendere dalla sua mano. Probabilmente voleva marcare nella sua
personalità quanto appreso dopo la misteriosa avventura con il lupo
bianco e le conseguenti lezioni di vita da parte del suo maestro ormai
defunto.
Era così presa da quell'insetto che non si era accorta di
ciò che stava per accadere all'esterno. Un evento tanto inusuale da
turbare suo fratello Gilbert che rimase immobile a guardare in su,
verso il cielo.
- NELLA! Nella corri subito a vedere! Presto! -
- E' Gilbert... Tu resta qui e non ti muovere. Torno subito. -
Prese
una ciotola di legno e la capovolse sullo scorpione in modo da
impedirne la fuga. Aveva avvertito una certa preoccupazione udendo il
tono di voce di suo fratello, pensò che probabilmente stava per
avvicinarsi qualcuno poco gradito alla sua famiglia. Già salendo le
scale e varcando la porta della cantina percepì un cambiamento
nell'aria, ma non riusciva a capire: erano le prime ore del pomeriggio,
ma la luce...
- Si sta facendo buio. Ma cosa succede? -
- Guarda in alto Nell. Il sole... Sta per essere oscurato dalla luna. -
- Ma... E' un'eclisse! -
- Sì, è una cosa naturale. Non bisogna aver paura, ma io mi sento un
po' preoccupato. -
Le
nuvole che coprivano il cielo, quel pomeriggio, non erano abbastanza
dense da nascondere quel gioco di luce ed ombra posto in essere dai due
corpi celesti. La luna si muoveva molto lentamente e in poco tempo
avrebbe nascosto completamente il sole, mentre i due fratelli restarono
con lo sguardo rivolto verso l'alto, quasi incantati.
- Fai bene a preoccuparti Gilbert. Abbiamo un problema. Prepara subito
le tue cose.
Appena pronti partiremo per Pangoria. -
- Ma padre, che succede? Il problema ha qualcosa a che fare con
l'eclisse? -
-
Sì Nell. Dovrebbe essere un segnale. Gli uomini di Hugh hanno stretto
un'alleanza con Nouck, quella sorta di mago oscuro. La gente dice che
sia in grado di evocare demoni e creature mostruose, ma probabilmente
sono tutte menzogne al solo fine di seminare il panico fra i contadini
e di guadagnare la fiducia dei ribelli. -
- Ma tu come fai a saperlo? -
- La testuggine di Pangoria, il veggente...
Aveva
presagito tutto, o quasi. L'eclisse era stata prevista solo fra due
albe. Quasi certamente è opera di quello stregone... Sarebbe capace di
confondere anche la mente del veggente.
Molto tempo fa, Nouck
era al servizio di Re Bartolomeo, faceva parte anche lui del Gran
Consiglio di Corte, ma fu scoperto a praticare magia nera contro gli
stessi reali. Il re non ebbe il coraggio di condannarlo a morte o
rinchiuderlo nelle prigioni, colui che uccide o fa del male ad un mago
nero, rischia di subire delle terribili maledizioni. Così preferì
mandarlo in esilio, il più lontano possibile dal suo regno. Ma ora...
Sembra che sia ritornato.
L'eclisse è stata usata come un segnale
perché può essere vista in tutta la nostra penisola. Un segnale che
vale più di cento messaggeri. Mentre parliamo, tutti i ribelli di Hugh
e le probabili creature delle tenebre sono in marcia per la radura di
Darlem. Probabilmente si prepareranno per attaccare la vicina Pangoria.
Se la città cadrà, otterranno il controllo di tutto ciò che entra ed
esce dalla penisola... E noi dovremmo evitarlo.
Nella, tu resterai
qui, con tua madre. Gilbert verrà con me, ormai sei diventato un
soldato, figliolo. E' arrivato il momento di dimostrarlo.-
- Anche io verrò con voi! Padre, non farmi restare qui. -
-
No Nell, è troppo pericoloso. Quelli non sono soldati, ma rozzi
combattenti senza scrupoli che non si fermeranno neanche davanti a
donne e bambini. -
- Sì. Dici bene: donne e bambini... Non credi che sia un valido motivo
per andare a proteggerli?
Troppo,
troppo tempo sono rimasta qui a fare da spettatore mentre tanti bambini
venivano uccisi o privati dei propri genitori. Parlo del villaggio di
Darlem, e tu lo sai benissimo. Anche Hiyang, l'altra notte, mi ha detto
di non restare più a guardare. -
Cliff posò la sella con la quale si
apprestava a preparare il suo cavallo, per il viaggio. Si avvicinò a
lei posando le mani sulle sue spalle in segno di grande affetto.
- Nella. Ancora il sogno del lupo bianco... -
-
No! Non era un sogno, questo braccialetto ne è la prova. E poi l'hai
detto anche tu che fu una misteriosa farfalla lucente a condurti vicino
al laghetto, dove tanti anni fa mi trovasti che avevo pochi giorni di
vita.
Padre, se sono sopravvissuta alle insidie del bosco, credo
che sia stato un segno del destino. Non resterò qui sapendo che ci
saranno tanti miei fratelli che cadranno per difendere la nostra gente!
-
L'importanza dell'eclisse era passata in secondo piano, ormai la
luna si stava definitivamente allontanando dal sole, consentendogli
così di illuminare la zona come di suo consueto. Cliff abbassò lo
sguardo indugiando un po', per riflettere. Poi infilò la mano dentro ad
un taschino della sua casacca estraendo qualcosa.
- Sì figlia mia,
perdonami. Forse è proprio per questo motivo che ti chiedo di restare
qui. Temo che tu sia stata predestinata ad essere l'artefice di un
grande cambiamento. Quel giorno, quando la farfalla lucente mi portò da
te, ti trovai che eri sola, a piangere su un letto di foglie... -
- Lo so. -
- Quello che non sai, è che intorno al collo avevi questa medaglia, che
raffigura...
Una testa di lupo! -
Lei afferrò quella collana quasi strappandola dalle mani di suo padre,
era molto agitata.
Accostò
la medaglia che pendeva dal laccio nero, alla medaglietta del suo
braccialetto, notandone una straordinaria somiglianza nel colore e
nella forma del rilievo. Restò in silenzio fissando quei due oggetti e
chiedendosi quale mistero potessero nascondere. Poi, senza chiedere,
indossò la collana lasciando la medaglia ben in vista.
- Quando
giorni addietro, mi hai fatto vedere quel braccialetto dicendo di
averlo preso nel bosco di Hern da un misterioso uomo lupo, sono rimasto
sconcertato anche se non l'ho dato ad intendere. Avevo capito che il
momento di separarci è molto vicino. Il destino ti sta chiamando per
contrastare il mago Nouck, ma non lo volevo accettare. E' un uomo molto
pericoloso, rischierai la vita... -
- Sono uguali! Sicuramente sono state forgiate dalla stessa mano!
Padre, sarò io ad ostacolare Nouck? E cosa intendi quando dici che
praticava magia nera contro i reali? -
Ad
ascoltare quella conversazione c'era anche la madre di Nella, si era
mantenuta in disparte come aveva sempre fatto quando si dovevano
prendere delle decisioni importanti a proposito di sua figlia. Ma non
poté resistere ad avvicinarsi in silenzio per abbracciare la sua
"bambina". Aveva gli occhi colmi di lacrime.
- Da quando fu
costituito questo regno, le leggi del Gran Consiglio di Corte impongono
che l'erede al trono sarà il primogenito figlio del re, senza
distinzione di sesso. Se ciò, per qualsiasi motivo, non dovesse
accadere, sarà un membro del Gran Consiglio a succedere al trono. Un
membro eletto dagli altri componenti del consiglio stesso. In quel
tempo Nouck, anche se molto giovane, era ambizioso e notevolmente
potente, tutto il gran consiglio l'avrebbe seguito. Non restava altro
da fare che impedire al re di avere un figlio, anche ricorrendo alla
magia nera.
Al contrario però, sua maestà divenne padre di una splendida bambina,
la sua erede.
Nouck, in preda all'ira fece rapire la piccola, che chiusa in
un sacco fu gettata nel fiume... -
- Nel fiume... E...? -
-
Eh... Il veggente disse che fu salvata dagli spiriti del bosco,
svegliati dalle farfalle lucenti che avevano visto la piccola
sprofondare nelle acque del fiume. -
- Mi stai dicendo che quella piccola... -
-
Non lo puoi vedere, ma dietro la nuca, coperto dai tuoi capelli, hai
tatuato il segno del sigillo reale. Realizzato, come detta la legge, su
tutti i primogeniti appena nati, dei re che si sono susseguiti in
questo regno. -
Nella era molto confusa. Non voleva credere di
diventare improvvisamente l'erede al trono di un regno così grande e
potente. Ed altra cosa molto importante, ora conosceva l'identità dei
suoi veri genitori. Naturalmente una strana tempesta di sentimenti e
sensazioni forti sconvolse il suo animo. Gioia, rabbia, timore,
impazienza e molta incertezza, sul da farsi.
Anche sua madre aveva
capito che stava per giungere il momento di separarsi da lei.
Continuava ad abbracciarla stringendola a sé. L'amava tanto anche se
non era la sua vera figlia, forse era per quel motivo che l'amava più
di Gilbert.
- Figlia mia... -
- Lasciami! Tu non sei mia madre!...
Oh mamma... Perdonami! Non devi piangere per colpa mia. Vi chiedo di
comprendermi, non è facile da accettare tutto questo. -
Gilbert
si avvicinò lentamente a Nella, ai suoi capelli. Li spostò con un
veloce gesto della mano ripiegandoli su una spalla e scoprendo così il
suo collo. Restò a fissarlo un po', poi improvvisamente si inginocchiò
chinando il capo.
- E' stato un onore passare tutti questi anni al vostro fianco, mia
signora... -
- Gilbert! Ma che dici? Dai mettiti in piedi, non è il momento di
scherzare! -
- Non scherzo Nell, ma non capisci? Sei una principessa. Un giorno
diventerai la regina di questo regno! -
-
No Gilbert! Nella sarà nostra figlia e tua sorella ancora per qualche
tempo. Tutto ciò resterà un segreto. Anche il re, per ora, non dovrà
sapere che Nella è a conoscenza della sua vera identità.
Se Nouck
scoprirà che la principessa è ancora viva, cercherà di ucciderla a
tutti i costi. Lui ha ancora tanti amici al Gran Consiglio. Se riuscirà
a sconfiggere re Bartolomeo, diventerà re per elezione diretta e
nessuno potrà opporsi.
Nell, capisco che per te è stata una notizia
alquanto sconvolgente, perdonami se questo segreto non ti è stato
subito svelato, ma era un ordine del re e soprattutto perché io e tua
madre ti vogliamo molto bene. Se vuoi puoi rimanere qui a riflettere,
noi partiremo comunque perché la situazione è molto grave. -
- Verrò con voi. Dimmi che cosa devo fare. -
-
Bene! Preparate i vostri cavalli. Ho deciso che tu e Gilbert partirete
insieme al secondo contingente di soldati con sei carri di armi e
rifornimenti, sarà un tragitto più lungo, ma più sicuro: la strada per
il bosco. Io col resto degli uomini percorreremo la vecchia strada per
Pangoria. Se andrà bene, riusciremo a portare tutti i carri in città
per l'alba, ma temo che subiremo degli attacchi da parte dei ribelli.
Voi invece avrete buone possibilità di riuscita, quegli stolti non
penseranno mai che un altro contingente partirà per il bosco
percorrendo quasi il doppio della strada. Vi affiancherò al mio grande
amico Torgon, sarà lui a guidare la spedizione. Eseguite tutti gli
ordini che vi darà, non prendete mai iniziative e non allontanatevi dal
gruppo, per nessun motivo!
Ah, un'altra cosa Nell: la medaglia con
la testa di lupo... Indossala all'interno, a contatto con la tua pelle.
Il giorno che ti trovai, al ritorno dal bosco, fui inseguito e
attaccato in più circostanze da strane creature. Ogni volta che li
avevo vicino, la medaglia misteriosamente sprigionava un leggero calore
proprio. Potrebbe funzionare anche adesso e se così fosse, potresti
capire quando sei nelle vicinanze di un nemico che ancora non vedi. -
- Grazie padre, lo terrò presente. -
Prima
di partire Nella corse in casa, era diretta in la cantina. Nonostante
l'aver appreso la sconvolgente storia sulla sua vera identità, non
aveva dimenticato il suo piccolo amico, anche se tale amicizia non
pareva essere ricambiata.
- Vai! Corri dai tuoi amici. La prossima
volta non scegliere la botte che contiene il nostro miglior vino come
nascondiglio, sarà la prima ad essere spostata. -
I due
fratelli, dopo aver salutato la madre, lasciarono la fattoria per
riunirsi al resto dei soldati che nel frattempo si erano radunati fuori
al castello, vicino alla grande porta. Ormai era tutto pronto, le tre
fila erano quasi definite, mancavano solo i sei carri e l'ordine del
capitano Torgon per la partenza. Il continuo vociare dei soldati, fu
lentamente decimato dal rumore del trotto di numerosi cavalli dagli
zoccoli molto pesanti che percorrevano il cortile interno ed erano
prossimi a varcare la grande porta. Poco dopo fu solo silenzio oltre il
castello. Solo il riecheggiare dei passi di quei possenti cavalli,
amplificato dall'eco prodotto dalle altissime mura meridionali.
- Guarda Gilbert! Sono gli auroniti! -
- Sì, proprio loro. Che meraviglia ci sono anche loro!
I cavalieri più forti e coraggiosi mai esistiti. Un giorno diventerò
anche io un auronita. -
Ogni
conversazione ed ogni altra distrazione nella radura, fu subito
sopraffatta dall'attenzione verso i cavalieri scelti della guardia del
re. Nonostante quasi tutti i soldati lì presenti erano abituati a
vederli in azione, capaci di combattere e vincere anche tre nemici
contemporaneamente, al solo vederli passare così inquadrati, suscitava
in loro un certo senso di rispetto ed ammirazione, ma anche tanto
orgoglio che li obbligava a rimanere per un po' in silenzio ad
ammirarli durante il loro passaggio. Sessanta possenti
soldati a
cavallo, divisi in due gruppi da trenta, proteggevano la testa e la
coda della fila dei carri. Tutti rigorosamente robusti e alti almeno
due metri. Grandi lottatori e guerrieri addestrati ad ogni tipo di
combattimento e difficoltà di ogni genere. Venivano scelti selezionando
decine di migliaia di combattenti provenienti anche dalle contee
vicine, fra quelli senza legami affettivi e soprattutto fedelissimi al
re.
- Solo a guardarli incutono timore! I cavalli sono di razza
Thuros delle montagne del nord, splendidi esemplari tutti neri. Lenti
nel galoppo ma potentissimi in battaglia, riuscirebbero anche a
travolgere altri cavalli, sono quasi dei tori! E poi, hai notato le
armature degli auroniti? -
- ... Si, sono fatte di spesso metallo
colorato di un nero luccicante che si alterna a pesante cuoio anch'esso
tinto di nero. La ricordo benissimo, è come quella che si trova a casa,
in una cassa nella cantina. Era l'armatura che indossava nostro padre
quando era uno di loro. Tante e tante volte, nella mia infanzia, sono
andata a spiare in quella cassa. A guardare quelle placche di metallo
in parte scalfite da chissà quante battaglie, dalle quali nostro padre
ne è uscito sempre vincitore. Toccavo l'elmo, ogni volta una grande
emozione ed ogni volta sognavo ad occhi aperti. Ma non ho mai avuto il
coraggio di indossarlo. -
- Lo so, facevo così anche io. Come avrei potuto resistere?
Poi
papà decise di prendere in moglie nostra madre, rinunciando
definitivamente al prestigio di essere un auronita. Non potrei neanche
dire "che peccato!", altrimenti io non sarei qui. –
- Quello più avanti al gruppo è il loro capo? -
-
Sì Nell. Sono un corpo militare autonomo che non risponde ai comandi di
Torgon, ricevono gli ordini direttamente dal re. Sia in marcia che in
battaglia tutti comunicano in una strana lingua, ma probabilmente è un
codice utile a far comunicare immediatamente centinaia di uomini
provenienti da terre diverse. Quel linguaggio rimarrà sempre un segreto
per confondere i nemici nelle vicinanze... Guarda, si sono allineati al
resto della colonna, fra poco partiremo. -
- Gilbert aspettami un attimo. Mantieni il cavallo vicino a te, non
permettergli di seguirmi. -
- Va bene, ma cosa fai? -
La
ragazza scese dal suo cavallo e dopo una piccola corsa raggiunse un
prato fiorito, poco distante da lì. Migliaia di fiori, in una
moltitudine di colori ammantavano quella parte di campagna, ma a lei
interessavano solo quelli di un determinato colore. Raccolse
velocemente decine e decine di petali rossi. Ne prese così tanti da
riempire il palmo della mano. Poi ritornò da Gilbert ed il resto dei
soldati che già si muovevano verso il bosco di Hern.
- Presto, salta su! Ma che cosa hai preso? -
Nella,
appena in groppa al suo cavallo, cominciò a schiacciare e comprimere su
sé stessi, tutti i petali rossi appena raccolti. Ne formò una pallina
che gradualmente sprigionava un buon profumo ed un liquido rosso con
sfumature violacee. Prese la medaglietta del suo braccialetto, rivolse
a sé il lato con la testa di lupo e strofinò su di essa la pallina di
petali. Continuò a farlo con determinazione, poi posò la medaglietta al
centro della sua fronte, schiacciandola con forza ed estrema decisione.
- Allora? Si vede bene? -
- Ehm... Si. Se fissi quella macchiolina rossa, si riesce a capire che
si tratta di una testa di lupo.
Ma a cosa serve? -
-
Perfetto! Era quello che volevo. Non deve essere necessariamente il
disegno di un lupo, può andare bene qualsiasi animale oppure il disegno
di un oggetto. E poi il colore rosso attira subito l'attenzione. Me
l'ha insegnato il maestro Hiyang: in un improvviso combattimento corpo
a corpo, se chi hai di fronte non è così scaltro da scoprire questo
sotterfugio, impiegherà 4 o 5 frazioni di tempo per cercare di capire
che cosa ho disegnato sulla fronte e anche per chiedersi perché.
Involontariamente
occupa la sua mente, si distrae. In questo modo si ottiene un bel po'
di vantaggio rispetto all'avversario... Spero solo che funzioni. -
-
Certo che funzionerà principessa! Ehm... sorellina. Mi auguro che il
combattimento, di qualsiasi tipo, non debba verificarsi proprio
stanotte e neanche domani. -
La testa delle fila si era già
inoltrata nel bosco. Nella e Gilbert erano in coda, dietro agli
auroniti che seguivano i carri dei rifornimenti. Lei voltò lo sguardo
verso la collina più ad est, dove in lontananza si vedeva la sua
fattoria ed i due fantocci con i quali per tanto tempo si era
addestrata. Forse era un silenzioso, ma non per questo poco sentito,
saluto alla casa in cui era cresciuta e a sua madre che fino a quel
giorno si era preso cura di lei. Doveva essere un viaggio sicuro. Il
loro arrivo in Pangoria era previsto per il tramonto del giorno dopo e
se tutto fosse andato secondo i piani, il capitano Cliff sarebbe stato
lì ad accoglierli.
Intanto il sole era già calato e il lungo
corteo di soldati, si trasformò in una colonna di torce che a vederla
dall'alto pareva una lama infuocata che stava lentamente trapassando il
cuore del bosco di Hern. Più tardi, a notte fonda, Torgon lasciò la
testa delle fila per controllare che tutto procedesse per il meglio e
per acconsentire alle raccomandazioni del suo amico Cliff, in merito ai
suoi figli.
- My lady Nellarine, sir Gilbert... Procede tutto bene? -
- Sì, tutto bene grazie. Quando è prevista la prima sosta? -
-
Prima ed unica. A tre lunghezze di tempo dopo l'alba dovremmo essere
giunti nella valle Lumen dal lato delle cave di marmo, faremo lì una
piccola pausa. A ridosso degli scavi si trovano alte mura naturali,
serviranno a proteggerci ed a costringere eventuali nemici ad attaccare
da un solo lato. Non sarà una lunga pausa, il cielo è sgombro dalle
nubi, restare in quel posto con il sole alto nel cielo, causerebbe seri
danni ai nostri occhi. -
- E' tutto vero Nell. Il marmo
che si ricava in quella valle è un marmo speciale. Racchiude al suo
interno una miriade di frammenti di metallo che a contatto con i raggi
del sole riflettono la sua luce con la stessa intensità ed in tutte le
direzioni. All'interno del salone del trono, nel castello, si trovano
molte decorazioni realizzate con quel marmo. Ed anche nel tempio vi
sono intere colonne rivestite di quella pietra che a guardarla sembra
che sprigioni magia. Però a causa sua, decine di detenuti persero la
vista perché furono costretti a lavorare in quella cava a cielo aperto
anche di giorno. -
Nella sembrava alquanto disinteressata alle
parole di suo fratello. Lentamente portò la mano al centro del suo
petto cambiando espressione in volto e dimostrando una certa
preoccupazione.
- Qualche cosa che non va Nell? -
- Torgon metta in guardia i suoi uomini, fra poco avremo dei
problemi! -
- Ma che dite lady Nellarine? E' tutto tranquillo qui. Solo gente
fidata è a conoscenza di questa spedizione nel bosco. -
- Faccia come dice mia sorella. Guardi, anche i cavalli cominciano ad
innervosirsi! -
Non
avendo altre indicazioni, ma non avendo neanche una spiegazione sul
perché inquietare i suoi soldati senza un apparente motivo, Torgon
esitò a dare l'allarme. Improvvisamente, dal lato est del sentiero, il
terreno sprigionò un piccolo nembo di fumo. Di lì a poco, dietro a
quell'apparente cumulo di vapore scuro, prese forma una bestia
mostruosa che ricordava le parvenze del cinghiale.
Anche se quello
strano animale non si trovava proprio vicino al sentiero, un soldato
ben sveglio si accorse della sua presenza e dopo aver fatto qualche
passo verso il bosco, scoprì che si trattava di una creatura molto
particolare che ormai nessun mortale aveva visto da
tantissimo
tempo.
L'animale, a vedere il soldato avvicinarsi, si allontanò verso
l'oscurità.
- Musull?
MUSULL! ALLE ARMI! -
Torgon abbandonò la coda della colonna dirigendosi al galoppo, verso la
fonte di quel grido.
- PRESTO! ARCIERI ALLE FRECCE INFUOCATE!
LANCIERI! FORMAZIONE A CATENA INTORNO AI CARRI! -
Anche il capitano degli auroniti impartì degli ordini ai suoi uomini
nella loro lingua.
I
sessanta, lasciarono la scorta ai carri e si posizionarono ad ampia
scacchiera nei dintorni, in modo da coprire più terreno possibile.
- Un musull? Ma non erano una leggenda? -
-
Sì Nell. Lo credevo anche io. Non sono veri e propri animali, ma
creature del demonio. Una leggenda vecchia di centinaia di primavere,
fino ai tempi del dominio di Rufus Penna di Corvo. -
- Non sembra pericoloso, pare che sia fuggito via. -
-
Ti sbagli sorellina. Sicuramente era una sentinella, ora avvertirà il
resto del branco. Teniamo gli occhi aperti e non ti allontanare mi
raccomando! Non si conosce effettivamente la loro pericolosità, tutto
quello che è a nostra conoscenza è stato appreso dai pochi scritti che
parlano di loro, nella vecchia biblioteca del castello e dalle
rappresentazioni in rilievo sul grande monumento in pietra che si trova
nella piazza all'ingrasso di Pangoria. Sembrano fatti di spirito, ma
per colpire devono rendersi corporei, materializzarsi. Lo fanno
all'interno di una nube di fumo scuro, che sprigiona il terreno. Dopo
quel momento possono attaccare e diventano vulnerabili, ma solo col
fuoco oppure se qualcuno riesce a staccargli la testa, ma di questo ne
dubito... -
Poco dopo solo silenzio in quella parte del bosco. La
colonna di uomini e cavalli non proseguiva più, Torgon aveva deciso di
mantenere le posizioni di difesa perché anche lui era convinto
dell'imminente attacco da parte dei musull e di chissà quale altra
terribile creatura. Ben presto quell'attesa fu interrotta dal grido di
Nella, la medaglia le aveva ancora "parlato".
- FATE ATTENZIONE! ARRIVANO! -
Nervosismo,
tanta agitazione ed incertezza. Tutti i soldati erano molto confusi
perché non vedevano alcun nemico intorno e neanche udivano
l'avvicinarsi del branco di bestie che si aspettavano. Torgon ripiegò
verso la coda della colonna, era sua intenzione chiedere delle
spiegazioni alla ragazza, ma durante quel breve tragitto fu avvolto da
un denso fumo nero. Decine di altri fumi scuri furono sprigionati dal
terreno circostante e molti soldati si ritrovarono improvvisamente
sobbalzati per aria. Grida di dolore ma anche di paura si mescolarono
al sibili delle frecce con la punta infuocata che contribuivano ancor
di più ad illuminare la zona. Le bestie colpite dal fuoco, continuavano
ad attaccare e trafiggere con le loro zanne, eccessivamente sviluppate,
i corpi dei poveri malcapitati. Gli auroniti agivano in gruppi di
quattro o cinque, riuscendo ad abbattere varie bestie ma ciò non fu
sufficiente. Nella scese dal cavallo impugnando la spada e cercando di
attirare l'attenzione di un musull vicino a lei. Dopo i primi colpi di
spada, capì che erano bestie molto primitive e quindi tanto prevedibili
nei loro attacchi. A quel punto, per lei era molto facile evitare di
essere colpita dalle sue possenti zanne riuscendo anche a trafiggerlo
in più parti, ma pareva non indebolire la bestia, dopotutto erano
animali non viventi. L'unica soluzione era quella di attirarlo verso il
gruppo di arcieri poco distante. Era molto sicura di sé, ma non aveva
preso in considerazione un particolare molto importante: quelle bestie
erano lì per lei.
Improvvisamente si sentì travolta e sobbalzata
più avanti a causa di un violento colpo subito alle spalle che la fece
cadere a terra rovinosamente facendole perdere conoscenza. Lo stesso
animale le si avvicinò emettendo dei versi terrificanti ed innaturali.
Così tanto forti che tutti i soldati e le bestie nelle vicinanze si
fermarono ad osservare quello strano comportamento. Poteva colpirla
ancora, ma non lo fece. Poco dopo, il musull che era il più grande e
possente fra gli altri, il capo branco, si avvicinò a Nella e dopo
averla annusata probabilmente per assicurarsi che fosse lei, l'afferrò
per la cintura e con dei lunghi balzi si allontanò dirigendosi verso il
bosco. Gradualmente anche gli altri musull si allontanarono facendo
perdere le proprie tracce nell'oscurità.
- NOOO! NELLAAA! -
Gilbert
si accorse troppo tardi che sua sorella era stata portata via da quella
creatura. Era disperato perché già alla prima difficoltà non era stato
in grado di proteggerla. Raccolse la sua spada rimasta sul terreno e
mentre si apprestava a rincorrere il grande musull, fu fermato da
Torgon.
- Aspetta figliolo. Non puoi farcela da solo è troppo pericoloso! -
- Ha preso Nell! L'ha portata via! -
-
Hai detto bene. L'ha portata via afferrandola per la cintura... E' un
buon segno. Sicuramente per ora lei resterà in vita e non le sarà fatto
del male, ma i motivi di tutto ciò li ignoro.
Riprendiamo la marcia, domani parleremo con tuo padre e decideremo come
agire. -
Il
giovane capì che Nouck era a conoscenza della vera identità di Nella,
sicuramente era stato lui a mandare i musull per catturarla ma decise
di non rivelare nulla a Torgon. Meglio lasciarla al capitano Cliff
quella decisione.
La grande bestia si spostava con molta agilità
anche nel buio, era diretta ad est verso il rifugio del suo signore e
padrone. Poco dopo, per far sì che alla sua preda non accadesse nulla,
ebbe cura di spostarsi mantenendo la testa sollevata in modo da tenere
Nella lontana dal terreno, ma procedendo così era costretta a muoversi
più lentamente.
In quella notte insolita, altre strane presenze si
ritrovarono nel bosco. Tante farfalle lucenti si avvicinarono al
terreno appena calpestato dal capo musull per poi fermarsi proprio in
quel punto. Avevano l'intento di tener traccia del tragitto percorso
dalla bestia durante la fuga. Poco lontano, altri tre abitanti del
bosco si approssimavano a gran velocità intrecciando i loro spostamenti
ed accarezzando, una per una, tutte le farfalle di luce che sostavano a
poca altezza dal terreno. Erano alla ricerca del musull ma soprattutto
erano interessate alla sua preziosa preda. Trascorse poco tempo da quel
mentre e grazie alle amiche farfalle le tre misteriose figure
raggiunsero il grosso animale che continuava ignaro la sua corsa
districandosi fra gli alberi e le rocce che spuntavano dal terreno.
Erano tre enormi lupi, due di loro erano grigi mentre il più grande dei
tre aveva il mantello completamente bianco, come la neve. I grigi
azzannarono il musull al collo costringendolo a fermarsi ed a lasciar
cadere la donna sul terreno per difendersi. Fra i quattro vi fu una
lotta cruenta, ma poco dopo il lupo bianco riuscì a raccogliere Nella
ancora priva di conoscenza e poi, con non poche difficoltà, la portò
via.
- Che strana sensazione...
Qualcuno mi ha avvolto
in questo tessuto grezzo che punge maledettamente così tanto a contatto
con la mia pelle. Mi stanno portando via. Ma dove?
E ora che succede? Ho tanto freddo!
Ma è acqua! Non posso muovermi!... Ho difficoltà a respirare,
annegherò! NOOO! -
Cercò
di gridare con tutte le sue forze, ma misteriosamente dalla sua bocca
vennero emessi i gemiti di una neonata. Poi ancora buio e silenzio...
Ma solo per poco. La quiete fu interrotta da un canto che si udiva in
lontananza e che ascoltandolo pareva molto familiare. Era una melodia
cantata dalle fanciulle del tempio. Voci candide, utilizzate solo per
celebrare e festeggiare l'addio della stagione fredda e l'accoglienza
al nuovo anno che corrispondeva all'arrivo della primavera.
Fu una
notte molto fredda quella, ma di un tempo non ben definito. La bambina
galleggiava sul fiume che scorreva lento e costante. Non si muoveva e
non piangeva più. Forse aveva perso la sua di già giovane vita e
probabilmente quella melodia che si udiva, era un addio alla terra che
stava lasciando e l'accoglienza, forse, per una nuova esistenza. Poco
dopo il suo corpicino, trascinato dalla corrente, giunse in un laghetto
e permase lì fino al compimento di un evento misterioso che avrebbe
segnato il suo destino ed anche quello di molte creature di quel bosco.
Una strana farfalla sorvolò il laghetto illuminando la zona a lei
sottostante. Era una farfalla lucente, una piccola creatura molto
speciale. Da sempre erano considerate fantastiche e leggendarie,
portatrici di tanta buona sorte a quei pochi uomini che ebbero la
fortuna di incontrarne una. Si spostava con quel classico movimento
irregolare dirigendosi verso la piccola e sprigionando su di lei una
strana polverina che a contatto con l'aria si illuminava di un
luccichio dorato che lentamente cadeva verso il basso. Altre farfalle
di luce risposero al richiamo della loro simile ritrovandosi a
volteggiare, quasi danzando, al di sopra della piccola. Una miriade di
granelli di polvere luccicante furono diffusi nell'aria. Tante
minuscole lacrime di luce che parevano esprimere lo stato d'animo di
quelle piccole creature. Polvere molto particolare, che continuò a
luccicare anche a contatto con l'acqua e scendendo giù formò una
colonna di luce ben visibile a tutti gli esseri acquatici presenti in
quel luogo. Improvvisamente la superficie del lago venne interessata da
un lungo fremito, mentre la luce sul fondo moltiplicò in modo smisurato
la sua intensità. Furono momenti prodigiosi diffusi dal volto magico
della natura e nel contempo due splendide fanciulle emersero dalle
profondità.
Lenti movimenti tanto misteriosi ed inspiegabili, le
portarono su, fuori dall'acqua. Tanta magia che però non fu in grado di
nascondere tutta quella tristezza che traspariva dal loro viso. Senza
esitare sollevarono con un dolce abbraccio la bambina apparentemente
priva di vita.
Erano due naiadi dalla straordinaria bellezza e
nobiltà d'animo, due magiche entità custodi di tutte le acque dolci
della natura. Potameide, ninfa del fiume e Limniade, ninfa dello
stagno, erano accorse alla richiesta d'aiuto da parte delle loro
piccole amiche luminose. Il suo minuscolo cuore non batteva più, ma la
sua anima così forte e determinata a non abbandonare la terra che era
stata tanto crudele con lei, aveva deciso di continuare a lottare senza
arrendersi. Fu gran fortuna quella...
Fu sufficiente un soffio di
aria immesso nella sua bocca da parte delle sue salvatrici, già
conosciute da mille leggende come benefiche divinità della salute con
facoltà guaritrici innaturali. Un soffio che le consentì di gemere come
tutti i bambini con pochi giorni di vita, un soffio per continuare a
vivere e portare a termine ciò che il destino aveva già scritto per
lei. E fu così che la piccola bambina infreddolita ed affamata non
voleva smettere di piangere, gemeva tanto forte che le due naiadi si
accostarono alla riva per affidarla a chi sicuramente avrebbe saputo
come prendersi cura di lei. Ancora una volta quel piccolo lago ebbe la
fortuna di far specchiare sulla sua superficie l'immagine di un'altra
fanciulla dalla bellezza fiabesca.
Ninfa immortale fra le alseidi
abitatrici dei boschi, la Driade della quercia attendeva con impazienza
sulla riva. Poco dopo l'accolse fra le sue braccia poggiandola sul
petto e coprendola con i suoi lunghi capelli dal colore bruno. La
piccola, sentendosi riscaldata e protetta smise immediatamente di
piangere. Pareva che la quiete e l'armonia fossero ritornate, già così
di casa in quei luoghi, ma all'improvviso un boato prolungato si udì
provenire al di là del bosco. Le ninfe voltarono lo sguardo in
direzione di Pangoria. Cambiarono umore all'istante. Erano molto
turbate perché videro fiamme distruzione e morte. Le mura avevano
ceduto agli attacchi dei ribelli e numerosi soldati cadevano sotto
colpi di spade o azzannati da mostri provenuti dalle tenebre. Videro il
grande monumento di pietra che si trova nella piazza, come se fosse lì
davanti i loro occhi. Lo videro sgretolarsi, sembrava che stesse per
crollare travolgendo tutti i presenti.
- VIA TUTTI, VIA! ALLONTANATEVI
STA CROLLANDO!
NO! NOOOOO! -
Nella
si svegliò all'improvviso, era molto confusa e spaventata. Respirava
affannosamente e con gli occhi sbarrati si guardò intorno cercando di
capire dove era stata portata. Restò distesa su quello che, toccandolo
con i palmi delle mani, le pareva un giaciglio fatto con paglia e
foglie secche; le pareti intorno a lei erano di roccia scavate
probabilmente dall'azione naturale dell'erosione. Anche la luce era
naturale, sicuramente proveniva dall'esterno e ciò la indusse a pensare
subito a due cose: che era giorno e l'uscita era molto vicina.
- Era
un brutto sogno vero? Anche io sogno tante cose orribili. Così tanti
brutti sogni che ormai non mi spaventano più. Non abbiate timore, non
voglio farvi del male. -
Istintivamente la ragazza si mise seduta
avvicinandosi quanto più possibile alla parete rocciosa e tirando a sé
le ginocchia per aumentare ulteriormente l'eventuale protezione.
Insieme a Nella c'era un uomo in quella grotta, era seduto su un masso
poco distante da lei che mangiava qualcosa che aveva in mano, parevano
frutti di bosco. Li mangiava in modo un po' rozzo quasi selvaggio,
macchiandosi di rosso intorno alle labbra. Lei lo osservò fino in
fondo, aveva qualcosa di molto familiare. Non erano i capelli lunghi
fino alle spalle, color del grano maturo, ad incuriosirla, ma era la
strana corazza che indossava e che sembrava essere fatta di spesse
foglie verdi intrecciate fra di loro. La stessa che portava Sethium
quella notte... Era lui.
- Il tuo nome è Sethium? Ti ricordi di me, quella notte? -
- Sì, Sethium ricorda. Avete fame? Sono fragole e mirtilli. Ne volete?
Non sono cattivi. -
Lei
fece un cenno per rifiutare, non aveva fame o probabilmente ancora non
si fidava di lui. L'uomo per insistere si alzò repentinamente per
porgerle quei frutti, ma fu colto da un improvviso dolore proveniente
dalla schiena che l'obbligò a desistere, lasciando cadere le piccole
fragole e qualche mirtillo che aveva nella mano.
- Che succede? Sei ferito? -
Sethium
non rispose. Cambiò umore e voltando le spalle si avvicinò ad una
roccia scolpita in modo da contenere una piccola quantità di
acqua. Vi riempì una ciotola di legno per poi versare tutta l'acqua in
essa contenuta, sul proprio petto. Lo fece più volte.
Poco dopo si
udì uno strano rumore che pareva lo schioccare tipico di foglie verdi
molto spesse, appena piegate. Gli intrecci della sua corazza si stavano
gradualmente sciogliendo liberando il busto solamente dalla parte
anteriore, poiché lungo la schiena tutte le lunghe foglie erano tenute
insieme da una sottile ramificazione verticale per consentire loro di
seguire il disegno delle sue costole. Non appena anche l'ultima fu
liberata, Set lanciò un grido di dolore ed all'istante tutte le foglie
si staccarono dal suo corpo per formare una strana pianta animata
capace, una volta a contatto col terreno, di interrare le sue radici e
mantenersi in piedi, come le sue simili. Nella rimase sconvolta, non
tanto per quella pianta misteriosa, ma per aver notato due ferite molto
profonde sulla schiena che fino a poco prima erano rimaste coperte
dalle foglie. Due ferite molto strane perché nonostante fossero ancora
aperte e tanto profonde, non sanguinavano.
- Sono ferite causate dalle zanne dei musull o di che altro? -
- Non lo so... -
Avere
delle ferite di quel genere mostrando insofferenza ed essere in grado
di trasformarsi in lupo, era la conferma che Sethium non apparteneva
alla natura umana. Nella era molto incuriosita da ciò, ma per non
irritare il suo nuovo amico cercava il modo giusto per chiederlo.
- Hai i capelli color oro, tipici degli elfi. Ma non hai le orecchie a
punta. A quale razza appartieni? -
Set esitò a rispondere, aveva capito le intenzioni di Nella ma anche a
volerlo, non era in grado di dare alcuna risposta.
- Non lo so. -
- Se vuoi ti posso accompagnare al castello, ci sono uomini che
potrebbero curare quelle ferite. Ma... Perché non sanguinano? -
Sethium,
che nel frattempo stava versando dell'acqua al di sotto della sua
pianta-corazza, si voltò verso di lei fissandola negli occhi e
avvicinandosi repentinamente, coprì la bocca di Nella con la sua mano
in modo da impedirle di fare ulteriori domande.
- NON... LO... SO! -
- Chiedo di perdonarmi, non volevo apparire così invadente. -
- Perdonatemi voi, mia signora. Purtroppo non conosco le risposte delle
vostre domande. -
I
due erano molto vicini e Set non poté fare a meno di osservare il
braccialetto con la medaglietta raffigurante una testa di lupo che
Nella, molte notti prima, involontariamente strappò dal suo braccio.
- Ah si, il braccialetto... Prendilo è tuo. -
-
No. Continuate a tenerlo, potrebbe esservi di grande aiuto, apparteneva
a voi. Quando quell'uomo vi portò via dal bosco che eravate una piccola
bambina, lo lasciò cadere contro la sua volontà. Sono doni delle
custodi del bosco. -
Nella portò la mano sul petto, aveva inteso che Set parlava anche della
sua medaglia.
-
Sento che la portate con voi, so che si riscalda quando si avvicina una
creatura del male. Contrariamente, questo piccolo dono che portate al
braccio, se riscaldato, potrebbe far sapere ad alcune creature del
bosco che avete bisogno del loro aiuto. Usatela con saggezza. -
- Ti ringrazio, ma come faccio a riscaldarla? -
- Sono spiacente ma anche a ciò, Sethium non è in grado di dare una
risposta. -
A quel punto Nella si alzò dirigendosi verso l'esterno. Notò che il
sole voltava ad occidente, stava per arrivare la sera.
- Ho perso troppo tempo. Devo raggiungere al più presto Pangoria. Vieni
con me? Sarai curato. -
-
Sethium è legato con lo spirito a questo bosco, non mi è concesso di
lasciarlo. Per Pangoria segui il sentiero verso ovest. Troverai il tuo
cavallo lì fuori, è arrivato fin qui da solo. -
Salutò il suo amico
e lasciò la grotta, senza voltarsi. Keni era fermo a poca
distanza. Guardandolo, le ritornò il sorriso e pensò che ancora una
volta era stata accarezzata dalla fortuna. Saltò subito in groppa per
dirigersi verso la città, galoppando fino a tarda notte.
- Nella! Sei viva! -
-
Padre! Gilbert! Si sono ancora viva. E' stato Sethium, l'uomo lupo, a
salvarmi. Non è un umano, ma ha l'animo buono, ed è pieno di mistero...
Vedo che la città non è stata attaccata e lì fuori non si vedeva alcun
movimento di uomini. Ci sono delle novità rilevanti? -
- Non saprei
Nell. L'unica cosa certa è che Nouck ora sa chi sei. Per cui entriamo
dentro a parlare lontano da occhi ed orecchie poco affidabili. E
ricorda, ancora nessuno deve sapere. Vieni. -
In una piccola sala
del Palazzo di Comando, in Pangoria, vi erano tre uomini molto
importanti ad attendere la ragazza: il capitano Torgon, il capitano
degli auroniti Rantes e il governatore di Pangoria Ovisio. Tutti
volevano sapere dove era stata portata a seguito del rapimento, perché
proprio lei, ed anche come avesse fatto a sfuggire da un animale così
possente.
- Vi ripeto che non ho idea del perché quella bestia
abbia preso me. Sono stati degli uomini vestiti con strane armature
colorate di verde, a salvarmi. Sembravano dei selvaggi del bosco, non
era me che volevano, ma quella bestia. Mentre lottavano con quel
musull, io sono riuscita a fuggire. Non ho altro da aggiungere. -
-
Va bene così Nella... Signori, io credo che l'animale voleva portarla
via solo perché era l'unica donna della spedizione. Ma ora non ha più
importanza. Dobbiamo preoccuparci di questa finta tregua che non
promette niente di buono. Alla prossima alba ci sarà l'assemblea con i
cittadini, valuteremo quanti uomini saranno disponibili.
Successivamente consulterò il veggente, anche se in questi tempi la sua
mente sembra oscurata, sentiremo comunque la sua parola prima di
prendere qualsiasi decisione. -
- Capitano Cliff, sapete benissimo
che la testuggine non è in grado di presagire il futuro in modo
perfetto. Necessita sempre di una interpretazione ben precisa. -
-
Comprendo le vostre preoccupazioni, governatore. Ma non abbiamo altro
su cui fare affidamento. Nell, ora va a riposare. Quando sarà il tempo,
mi accompagnerai dal custode della testuggine. E' un profondo
conoscitore delle creature del bosco, chiederemo notizie su quei
selvaggi. -
Fu una notte agitata per tutti, anche per i cittadini.
Il veggente aveva parlato, ognuno si aspettava un imminente attacco e
trattandosi anche di creature delle tenebre, sarebbero state
avvantaggiate dall'oscurità della notte. Fortunatamente la quiete
permase fino all'alba, ed anche in seguito. L'assemblea con i cittadini
si rivelò alquanto irrequieta, ma al suo termine, molti uomini si
resero disponibili e senza indugio furono forniti di armi ed armature.
Nella restò in disparte. Nonostante l'impazienza, cercò di riposare, ma
continuando a pensare a Sethium, il suo animo persisteva in una
costante agitazione. Passò tutta la mattinata girando per le strade di
Pangoria, soffermandosi a lungo sotto il grande monumento in pietra.
Era la prima volta, eppure era lo stesso di quel sogno, nella grotta di
Sethium. Lo ricordava benissimo, nella sua forma, le scene di battaglia
rappresentate in rilievo e la sua grandezza.
Più tardi, quando Cliff
e suo figlio Gilbert ultimarono con la consegna degli armamenti,
raggiunsero Nella che il sole rivolgeva già ad occidente. Non vi era
molta strada da fare, la dimora del veggente si trovava al di là della
collina ad est di Pangoria, proprio nel tratto di terra dove le
numerose rocce che spuntavano dal terreno, non consentendo ai contadini
di coltivarlo, lasciano il posto ai primi alberi che formano il bosco
di Hern. Nessuna recinzione e nessun mezzo di difesa a protezione di
quella casetta. Ormai da tempo il veggente era rispettato anche dai
nemici di Pangoria, nessuno avrebbe osato fargli del male, nemmeno i
ribelli.
- Prima di incontrare il vecchio saggio, ci sono alcune cose che dovete
sapere. -
- Non capisco padre. -
- E' la sua personalità ad essere particolare, non dovrete mai
contraddirlo. E' molto importante. -
- Cosa intendi per personalità particolare? -
-
Ha una malformazione al volto, dalla nascita. Non è mai stato un grave
problema fisico, soltanto estetico ma soprattutto interiore. Il suo
viso non è simmetrico: se osservi un profilo del volto e poi guardi
l'altro profilo, hai l'impressione di avere un altro uomo di fronte a
te. E' sempre stato molto sensibile, anche quando da bambino veniva
deriso e beffeggiato dai suoi coetanei a causa di quel problema. Quando
a burlarsi di lui furono anche gli adulti, scappò nel bosco e lì vi
permase per lungo tempo. Si dice che tentò di impiccarsi e che le
entità del bosco lo strapparono alla morte. Per convincerlo a ritornare
fra gli uomini, gli fu donata la capacità di presagire il futuro e
tanta saggezza, in modo che fossero gli uomini a chiedere il suo aiuto,
a farlo sentire molto importante per tutta la comunità... E così fu. -
- Capisco, forse anche io mi sarei comportata così. E la testuggine? -
-
Lui è anche un uomo molto umile, non ha mai accettato di essere così
importante. Rientrò in città dopo decine di primavere, in compagnia di
una tartaruga gigante, alla quale attribuì le capacità di prevedere il
futuro, affermando che lui era in grado soltanto di interpretare i suoi
pensieri posando semplicemente la mano sulla sua testa. Ha un carattere
molto fragile, per questo vi chiedo di non contraddirlo. Anzi, di non
contraddirli. Sentirete le voci di due uomini da un unico corpo, ma non
sono in grado di stabilire se vi siano anche due menti, tuttavia questo
non ha importanza. A noi interessa capire le prossime mosse di Nouck e
spero che la testuggine ci possa aiutare.
Ecco, siamo arrivati. Lasciate parlare me per ora. -
Una
piccola casa di legno e mattoni, raggiungibile solamente da un piccolo
e disfatto sentiero, era caratterizzata dalla precisione quasi
maniacale nella disposizione di ornamenti e piantine sparsi un po'
dappertutto nelle vicinanze.
- << Un po' più a destra... Ma no, non così tanto.
Riportala più a sinistra! >>
// Non devi alzare il tono della voce con me! Così va bene,
è allineata con le altre. \\ -
- Ehm... Mastri Tebe e Tulliano? Perdonate il nostro disturbo! -
- // OH, sir Cliff, delle guardie di Bertolomeo. E' un onore ricevere
voi e i vostri amici nella nostra umile casa. \\
<< Si, un vero onore. Ma prego, venite dentro. Prego.
>>
// Gradite un po' di zuppa di legumi? Sono buoni, coltivati nel nostro
orto. \\ -
- Vi ringraziamo, ma noi abbiamo già mangiato. -
// Chi sono i tuoi giovani compagni già armati da guerrieri?
\\ -
- Lei è Nellarine e questo è Gilbert. Sono miei figli. -
- // Sir Gilbert, Lady Nellarine? Bel nome. Io sono Tebe. \\
<< Ed io sono Tulliano. E' un onore conoscervi. Ma
dite...
Nessuno mai viene a trovarci per il piacere di farlo. Dunque siete
venuti perché avete bisogno del nostro aiuto. Dite, dite pure.
>>
-
- Chiediamo venia anche per questo. Ormai sono giorni che le forze
malefiche del mago Nouck si preparano ad assaltare Pangoria. Sarebbe di
grande aiuto conoscere il pensiero della tua amica testuggine. Il
popolo è confuso ed ha tanta paura. -
- // La testuggine non parla più. E se lo fa, dice solo cose
incomprensibili. \\
<< Tebe dice il vero. Sono passati molti tramonti da
quando la
sua mente è stata offuscata. Siamo spiacenti per non poter esservi di
aiuto. >> -
- Come vostro amico, vi chiedo di provare ancora una volta a sentire la
testuggine. Vi prego. -
- << E va bene, seguiteci. >> -
Andò
velocemente verso il giardino situato nella parte retrostante della sua
casa, senza preoccuparsi se i suoi ospiti gli stessero andando dietro.
Era Cliff il primo a seguirlo e Gilbert dietro di lui. Nella si
avvicinava lentamente, ma ancor prima di oltrepassare la recinzione del
giardino, si fermò per un istante, portando la mano sul suo petto.
- FERMI! NON MUOVETEVI! -
Sguainò la spada impugnandola
con entrambe le mani. La testuggine era lì, sotto le foglie di un
alberello, al riparo dai raggi del sole. Le si avvicinò e socchiuse gli
occhi...
- << NOOO! NON FARLE DEL MALE! >> -
Nella
fece un balzo verso l'animale, e con la sicurezza e precisione di un
falco che si scaglia verso la sua preda, sferrò un colpo in mezzo
all'erba che si trovava proprio di fianco alla testuggine.
Quando
alzò la spada, tutti i presenti ebbero modo di vedere che sulla punta
della lama vi era infilzato uno scorpione che continuava a dimenarsi.
Poco dopo svanì, senza lasciare alcuna traccia, neanche sulla parte
interessata della lama.
- Opera di Nouck! Era quello scorpione ad ottenebrare la mente della
tua amica. -
- // Si! Vi ringraziamo di cuore e chiediamo perdono se abbiamo
dubitato di voi Lady Nellarine. \\ -
Il veggente corse verso l'animale accarezzandolo, abbracciandolo e
sorridergli per dimostrare tutto il suo affetto.
-
<< Ora è libera, lo sento. Vi siamo molto grati per tutto
ciò che
avete fatto. Saremo anche molto riconoscenti, se ci darete
l'opportunità di farlo. >>
- Avrei una richiesta da fare... Che cosa sapete di Sethium, l'uomo
lupo? -
- << Sethium? Si, certo che sappiamo di lui. E voi?
Perché ci chiedete notizie di Sethium? >> -
- Mi ha salvato la vita, ero prigioniera di una bestia malvagia, un
feroce musull. -
- << Molto strano che Sethium ha avuto un contatto con un
umano... E poi lui non è un uomo >> -
-
Sono a conoscenza di questo. L'ho capito guardando le due ferite che
aveva sulla schiena, sicuramente causate dall'attacco del Musull. Erano
molto ampie e profonde ma non sanguinavano. -
- // No. Non si tratta
di ferite da musull. Sono ferite vecchie di centinaia di primavere.
Provocarono a Sethium dolori che nessun uomo è in grado di
immaginare e tutta quella sofferenza la porta con sé ad ogni nuova
alba. Quelle ferite furono provocate dal maligno che diventò uomo e con
l'inganno... Non saprei come dirlo. \\
<< Strappò le sue ali! Sethium non è un uomo, è un'entità
angelica, un Serafino. >> -
A
sentir quelle parole, Nella fu colpita da un sussulto che le scosse il
cuore. Lasciò cadere sul terreno la spada che ancora impugnava, le
mancava quasi il respiro. Aveva parlato, aveva toccato ed era stata
salvata dall'essere spirituale che più di chiunque altro l'aveva da
sempre affascinata.
- // Sì. Un angelo, ma non un Serafino!
Tulliano, sei sempre il solito. La Corte Celeste, la Caelesti
Hyerarchia, non ricordi più? Ne abbiamo parlato sei primavere fa e già
fai confusione. \\
<< Serafini, Cherubini, si tratta sempre di angeli, che
importanza ha? >>
//
Ti ho detto che con me non devi alzare il tono della voce! Se gli
angeli sono suddivisi in nove ordini, che a loro volta sono divisi in
tre gradi maggiori, vuol dire che il Divino avrà avuto i suoi buoni
motivi per farlo! Non è possibile che sia un Serafino, loro non hanno
due ali come le aveva Sethium, ne hanno sei: con due si coprono il
volto; con due i piedi, e le altre due le usano per volare e restare in
continuo movimento intorno all'Altissimo. Insieme ai Cherubini ed ai
Troni, compongono il primo grado maggiore della Corte Celeste. Il
secondo grado maggiore è composto dagli angeli chiamati Dominazioni,
Virtù e Potestà. Il terzo grado... \\ -
- Vi chiedo di perdonarmi maestro Tebe, mi state dicendo che Sethium è
un angelo disceso dal cielo? -
-
// Non proprio un angelo. Sethium fa parte dell'ordine degli Arcangeli,
sono denominati anche spiriti del fuoco. Insieme ai Principati ed ai
semplici Angeli, costituiscono il terzo grado maggiore.
Gli
Arcangeli e gli Angeli sono gli unici dei nove ordini, che possono
avere contatti con l'uomo, con questa terra e chissà con quante altre.
I soli che possono fare da tramite dall'uomo verso il Divino e
viceversa. A differenza degli Angeli, gli Arcangeli hanno il compito di
occuparsi dell'anima di intere comunità, l'anima di popolo. Armonizzano
il rapporto dell'anima di ogni singolo uomo rispetto alle anime degli
uomini dell'intera collettività. Di certo avrete sentito parlare di
Rufus Penna di Corvo e del suo predominio su queste terre... \\ -
-
Fra storia e leggenda, tutti conoscono la vicenda del malefico Rufus e
dei tre eroi misteriosi che sconfissero la sua armata per poi sparire
immersi in altrettanto mistero. -
- // Si, voi dite il giusto
capitano Cliff. Rufus un tempo era un uomo leale e dall'animo nobile.
Fu un lungo periodo quello, dove tutti gli uomini di questa regione
vivevano nella felicità e nella dignità del lavoro e della famiglia. Il
maligno, invidioso di tanto benessere spirituale, salì dalle tenebre
annientando la sua anima per impossessarsi del suo corpo. Poi gli fu
molto facile salire al potere per sottomettere con tentazioni,
corruzioni, debolezze e tanta tanta malvagità, quasi tutti gli uomini
di queste terre. Nessuno poteva opporsi, chi osava farlo subiva le più
orribili crudeltà. Quando il male raggiunse così tanta grandezza che
nessun umano avrebbe più potuto debellarlo, il Divino decise di inviare
sulla terra tre Arcangeli. Tre angeli guerrieri che indossavano una
armatura ricoperta di lamine dorate ed erano armati con spade di fuoco.
Armi speciali, portatrici di fuoco e di luce. Fiamme e lingue di fuoco
per sconfiggere qualsiasi demone e creature mandate dal maligno, e poi
la luce... La luminosità sprigionata dalla lama, sbaraglia le tenebre,
trafigge il buio, acceca le forze oscure e riporta la luce a tutti gli
uomini di buona volontà. Spade quelle, invincibili e capaci di rendere
invincibili coloro che le impugnavano: tre esseri di luce discesi dal
cielo che divennero uomini per vincere colui che aveva il potere della
morte. \\ -
- State parlando di Sethium e dei suoi due compagni? -
-
<< Adebiele e Fistael, Arcangeli anche loro, come
Sethium. E così
fu... Ben presto il male fu sconfitto, tutti i demoni furono cacciati
dalla terra e costretti a ritornare giù, nelle tenebre. Ma ci fu un
ultimo inganno da parte del maligno, dopo che fu costretto a lasciare
il corpo di Rufus...
Ai tre eroi, mentre si accingevano a spiegare
le ali per ritornare nel regno dei cieli, giunse la nuova di una donna
che aveva deciso di perdere la propria vita per raggiungere i due figli
periti in battaglia. Si trovava nel cimitero di Gothus, la vecchia
Pangoria, per dare l'ultimo saluto ai corpi dei suoi amati figli prima
di intraprendere il viaggio con lo spirito, verso il cielo. Sethium e i
suoi compagni non esitarono per raggiungere quella donna e convincerla
a desistere da quella pazzia. Lasciarono le proprie armi all'esterno
prima di accedere in quel luogo sacro, in segno di grande rispetto per
tutti quei corpi senza anima che lì vi riposavano. E l'inganno fu
compiuto... Sotto le vesti della madre addolorata ed indifesa, si
celava tutta la cattiveria del maligno, che all'istante si mostrò nella
sua malvagità. Svegliò tanti morti di quel luogo, con i quali catturò i
tre eroi celesti ormai privi di ogni difesa. Ciò che accadde dopo, già
lo conoscete. Le ali furono strappate dai loro corpi e con esse la loro
potenza riversata nella conoscenza e nella saggezza. Il malvagio li
aveva privati anche della memoria, ogni singolo ricordo delle proprie
origini e della loro missione fu cancellato, forse per sempre... Perché
nessuno sapeva e nessuno doveva sapere di quanto accaduto fra le tombe
del cimitero. E così i loro spiriti furono condannati a rimanere
prigionieri di quei corpi a forma di uomo. >> -
- Ecco perché ad ogni domanda che gli rivolgevo, lui mi rispondeva
sempre "non lo so". -
- // Sì. Lui non può più sapere. \\
<<
Ormai quasi privi di forze e di ricordi, si rifugiarono nel bosco
chiedendo aiuto agli spiriti che lo abitano. Per loro, l'ora della
risposta non è mai tarda. Furono aiutati e curati dalle ninfe del bosco
e un magico patto fu accordato: le ninfe donarono l'essenza del lupo e
la viva corazza delle piante, in cambio della protezione a tutte le
creature che trovano rifugio fra questi alberi. Da allora e fino a
questo tempo, corpi di uomo e corpi di lupo si alternano nel rivestire
il loro spirito, assicurando la naturale armonia del magico luogo che
si trova alle spalle di questa piccola dimora. >>
// Si,
tutto vero ciò che dice Tulliano. Anche il male lasciò queste terre. In
quei giorni, tutto il popolo fu riconoscente. Tante feste e preghiere
furono rivolte ai loro eroi . Ed anche un monumento fu eretto per non
dimenticarli, proprio nella Radura delle Grazie, il posto dove i gli
Arcangeli giunsero dal cielo. Tre grandi statue scolpite sulla roccia
li raffiguravano con la forma di uomo. Posizionate su una nuvola di
pietra tutta adorna di occhi scolpiti e rivolti verso tutte le
direzioni. \\
<< Occhi di angeli. Rappresentano la presenza
di colui che li governa, in tutti gli angoli della terra. La loro
unione è scienza universale e celeste provvidenza del divino.
>> -
Nella
annuì. Ora conosceva la storia del suo amico. Voleva poter fare
qualcosa per aiutarlo, ma non sapeva in che modo. Intanto raccolse la
sua spada rimasta sul terreno, e nel mentre la infilava nel fodero
della cintura, qualcosa turbò il veggente che si allontanò dalla
testuggine per rifugiarsi in un angolo del giardino.
- // Tulliano! Hai visto cosa porta quella donna al braccio? \\
<< Certo che ho visto, non sono stupido come te! Si, è
lei. E' la portatrice della testa di lupo! >>
// Ssshccc! Non farti sentire! E' la signora delle farfalle lucenti! Ti
prego mandala via! \\
<< Tebe! Smetti di piagnucolare come un bambino! Non ci
farà nessun male. >>
// Non lei. Non lei! Lui sa. Comprende, si trova ovunque! Verranno qui,
ci uccideranno tutti! \\ -
- Perdonateci per la nostra presenza. Consultate la testuggine sulle
sorti di Pangoria, e noi lasceremo la vostra casa. -
-
<< La sorte di Pangoria interessa a tutti, anche a noi.
Quando la
mente della testuggine era ancora chiara, lei ha parlato sulla sorte di
Pangoria. Tante volte abbiamo chiesto, e lei ha sempre
risposto
che la salvezza di Pangoria è scritta sull'occhio di pietra che guarda
verso il cielo. Non dice altro.
E ora perdonatemi se vi chiedo di lasciarci nella nostra meditazione.
>> -
-
Non ricordo di sculture che rappresentano occhi di pietra, è evidente
che l'occhio è uno di quelli che ornano la nuvola di pietra del
monumento ai tre eroi. Vi ringraziamo per le preziose informazioni. Con
la prossima alba andremo a vedere quel monumento nel bosco e leggeremo
cosa c'è scritto su quell'occhio. Vi porgiamo i nostri omaggi mastri
Tebe e Tulliano. -
- Io non attenderò la nuova alba, ditemi dove si trova quel monumento e
se nessuno vuole venire con me, andrò da sola. -
-
Nell, al nostro rientro in Pangoria devo garantire la mia presenza alla
pianificazione delle difese in caso di attacco. Potrebbe accadere anche
stanotte. E poi il tramonto non tarderà ad arrivare. -
- Dici bene,
padre. Potrebbe accadere anche durante la notte. Eppure il segreto per
evitare la morte a tanti cittadini, soldati e anche a noi, è scritto su
una scultura che si trova a poca distanza da qui. -
- Hai ragione,
ma non posso lasciarti andare da sola nel bosco. Rientriamo in città,
ti affiancherò alcuni dei miei migliori uomini. Gilbert, tu andrai con
lei. Ma vi voglio di rientro prima del tramonto. Nell, non dimenticare
ciò che ti è accaduto con i musull. -
Senza
perdere tempo rientrarono in Pangoria, e poco dopo Nella e Gilbert
partirono diretti alla Radura delle Grazie, accompagnati da cinque
soldati con l'ordine di proteggerli a tutti i costi.
- Gilbert, sei certo di conoscere la strada? -
-
Sicuro che la conosco. Anche se è passato tanto tempo, ricordo bene
quel monumento. Non credere di trovare ornamenti, fiori ed incensi lì
intorno. Accade spesso così: noi uomini dimostriamo subito tanta
riconoscenza e gratitudine ai nostri salvatori. Ma dopo poco tempo,
quando sappiamo di non aver più bisogno di loro, lasciamo che si
allontanino dalla nostra memoria. E qui, nella nuova Pangoria, tutto
andò dimenticato. Solo ora che abbiamo necessità del loro aiuto,
andiamo a cercarli... -
Gilbert aveva ragione, la piccola radura a forma circolare, trasmetteva
tanta tristezza. Tutto il perimetro era delimitato da colonne sparse in
modo irregolare, alcune erano state abbattute dal tempo e dall'incuria
dell'uomo. Al centro, ben visibile anche da lontano, si ergeva la
grande nuvola e su di essa tre uomini di pietra che ormai da tanto
tempo, vegliavano su quella parte di bosco. L'umidità e la
temperatura così mite di quella zona, aveva consentito al
muschio
e alle piante rampicanti di abbarbicarsi fino alle parti più alte della
scultura, rubando parte del suo prestigio ormai dimenticato.
-
Incredibile! La somiglianza con Sethium è impressionante. Mi chiedo
perché si è scelto di rappresentarlo mentre impugna la spada verso il
basso, al contrario i suoi compagni la portano nel fodero della
cintura. -
- Non saprei Nell, ma che importanza ha? Fra poco calerà
la sera, sarebbe più saggio trovare quanto prima l'occhio che ci
interessa, sempre che sia questo il luogo dove cercarlo. -
Liberarono la nuvola da piante ed erbacce con non poche
difficoltà. Tutti gli occhi furono scrupolosamente osservati, alla
ricerca di uno scritto o di qualche segno particolare, ma non fu
trovato nulla. L'unica certezza era che tutti i bulbi oculari
guardavano in una differente direzione.
- Questo è l'unico che
guarda perfettamente verso l'alto. Ma sia all'interno che al di sopra
di esso, non c'è scritto nulla. E se... L'occhio stesse ad indicare
qualcosa al di sopra della nuvola? -
- Hai ragione sorellina. Sopra
c'è il tuo amico lupacchiotto che impugna la spada, probabilmente vuol
dire che sarà lui ad aiutarci. -
- No Gilbert, troppo semplice. Questo è un vero enigma che non
riusciremo a risolvere facilmente.
Il maestro Hiyang, con tutta la sua saggezza avrebbe saputo... Oppure
già sapeva? -
Nella salì sulla nuvola di pietra e liberò la spada della
statua
di Sethium dalla pianta rampicante che l'aveva ricoperta quasi del
tutto. Stranamente, solo quella parte di pianta era cresciuta più
rigogliosa, con le foglie più larghe e i rametti più consistenti. Lei
avvicinò il capo alla lama di pietra poggiando la sua guancia su di
essa. Resto così per un po', voleva essere certa che la spada fosse...
- E' calda! -
- Cosa hai detto Nell? -
-
Ho detto che emette un leggerissimo calore! Hiyang già sapeva... Tutti
i suoi insegnamenti per cercare di sentire il calore della nostra
spada, avevano anche un intento diverso, e questa ne è la prova. -
Sfoderò la sua arma e senza esitare scagliò dei colpi su
quella
parte della scultura che rappresentava la lama della spada. I frammenti
di pietra balzarono ovunque e Nella continuò a colpire fino a quando,
ciò che aveva immaginato si tramutò in realtà.
- Guardate, la lama!
C'è metallo sotto il rivestimento di pietra! Ne sono sicura, è la vera
spada di Sethium... Ma cosa fate lì immobili a guardare? Presto!
Aiutatemi a liberarla. -
- Ma Nell ci impiegheremo troppo tempo, ormai è calato il buio.
Portiamola in città. -
- No, è troppo pesante! Abbiamo le torce. E poi se mi aiuterete tutti,
ce la faremo in poco tempo. -
L'arma fu staccata dalla mano di Set e posata sul terreno.
Altri
colpi di spade furono scagliati sui pezzi di pietra ancora aderenti
alla lama fino a liberarla definitivamente, anche dall'impugnatura.
-
Fantastica! Ha il colore adamantino ed è pesantissima, credo che sia
molto difficile maneggiarla. Questa è la spada più bella che abbia mai
visto. -
Gilbert non poté resistere alla
tentazione di toccare quella lama. Dapprima lo fece dal lato piatto, ma
anche dalla parte affilata, strisciando le dita su di essa verso
l'esterno, in modo da sentire l'affilatura senza tagliarsi. Stranamente
ebbe una sensazione di rotondità da entrambi i lati.
- Avevi
ragione Nell, è calda! Però non taglia... Guardate. Passo le dita da
entrambi i lati affilati, ma non taglia, per niente. -
- Sir
Gilbert. Farebbe meglio a maneggiare con rispetto quell'arma. Ora
capisco di cosa si tratta. Ho letto molto sulle leggende di queste
terre, ma non avrei immaginato che la Spada del Giudice esistesse
realmente. -
- La Spada del Giudice? -
- Sì, è una spada sacra.
Negli scritti, viene raffigurata avvolta dalle fiamme. Ha uno spirito
proprio, non sempre rispetta la volontà di colui che la impugna. La
vostra mano non ha avuto nessun taglio perché voi siete un giusto, e
quella spada non combatte i giusti, solo con i malvagi la sua lama
diventa tagliente. -
- Dammela! Questa la tengo io. La porteremo a Sethium, andremo subito a
cercarlo nella grotta. -
-
Nell, ti prego. Torniamo a Pangoria, è ora tarda ormai. L'abbiamo
promesso a nostro padre, lo sai che si arrabbierà con me se non
rientriamo subito... Mi ascolti?
Nella?... Oh no! Di nuovo la medaglia del lupo? Fra poco avremo guai! -
- Presto alle armi! Accendete tutte le torce e tenete gli occhi ben
aperti, potrebbero sbucare da tutte le parti! -
Tutti i componenti del gruppo si riunirono in cerchio,
dandosi le
spalle reciprocamente in modo da coprire un eventuale attacco da ogni
direzione. Per un po' di tempo nulla si udì nella radura, solo il
frusciare delle foglie mosse da un leggero vento proveniente da est.
-
Niente... Tutte sciocchezze. Se qualche volta è successo, sarà stata
una fatalità. Vado a prendere i cavalli, sarà meglio lasciare questo
posto quanto prima possibile. -
- No! Aspetta Patisso! Non ti allontanare, è pericoloso! -
Patisso era molto scettico sulla storia dell'uomo lupo, delle
medaglie e dei mostri che sbucavano dal terreno. Si allontanò senza
ascoltare il consiglio di Gilbert, verso un cumulo di macerie di quella
che fu una decorazione in marmo, dove erano stati legati i cavalli.
Anche gli altri uomini avevano abbassato la guardia, dopotutto non
veniva udito o visto nulla di pericoloso. Ma mentre accennavano a
seguire il loro compagno, l'urlo di Patisso risuonò per gran parte del
bosco. Qualcosa l'aveva afferrato per la gamba e cercava di trascinarlo
nel bosco.
- Patisso! Resisti!... Presto versi i cavalli! -
Era una bestia mostruosa dall'aspetto di un enorme lupo, con
due
coppie di corna dalle differenti dimensioni, prominenti dalla
schiena e rivolte in avanti. La sua pelliccia nera sprigionava ancora
un tenue fumo scuro e il suo continuo ringhiare rimarcava ancora di più
le sue intenzioni cruente. Quando il gruppo raggiunse Patisso, la
bestia, notando Nella che custodiva la spada sacra avvolta in un
mantello, lasciò la presa dirigendosi lentamente verso di lei.
- Attenta Nella! Vuole te! -
L'animale, ebbe il tempo di fare solo pochi balzi che fu
travolto
da una serie di colpi di spada sferrati in più parti del corpo. Ciò gli
impedì di avanzare, ma non di cedere.
- Maledizione! L'abbiamo colpito e trafitto tante volte ma non muore!
Non muore! -
Le lame strapparono anche dei piccoli lembi di pelliccia che
lasciavano vedere brandelli di carne e parti di ossa, ma nessuna goccia
di sangue fuoriuscì da quel corpo.
- E ora... Se ci riesci, prova ad evitare anche questa! -
Nella era riuscita a sollevare la Spada del Giudice
impiegando
tutte le sue forze e cercando di avvicinarsi quanto più possibile
all'animale. La lama venne giù solo con la forza del suo peso e
trapassò il robusto collo come se non avesse trovato nessuna
resistenza. Arrivò sul terreno sabbioso quasi senza fare rumore e
subito dopo, accanto alla lama, la grande testa della bastia venne giù
anch'essa che aveva ancora tremante la possente mascella. Svanì nel
nulla in pochissimo tempo, insieme al resto del corpo. Gilbert raccolse
un po' di terra proprio nel punto dove era scomparso quella sorta di
lupo, la osservò da vicino per poi farla scivolare giù.
- Neanche una manciata di peli... Chissà quale prodigio riesce a creare
un essere simile. -
-
E' evidente che non appartiene a questo mondo. Probabilmente il
prodigio sarà servito a portarlo qui... Patisso va tutto bene? -
-
Tutto bene Nella, grazie. Sono ferito alla gamba, se la fasciamo
riuscirò a camminare. Chiedo a voi tutti di perdonarmi. Ultimamente
siamo irrequieti, io più di tutti. Ma dimmi Nella, come riesci a capire
quando dovrà arrivare una creatura delle tenebre? -
- Ora non è il momento di parlarne, meglio lasciare subito il bosco! -
- Gilbert ha ragione... Ma ormai è troppo tardi. Era una sentinella, ne
arriveranno degli altri! -
- Non dovevamo venire qui così in pochi! Moriremo, moriremo tutti! -
L'angoscia dell'attesa si faceva sempre sentire di più e
Nella
era sempre più sicura del loro arrivo perché la medaglia a contatto con
la sua pelle, continuava a rimanere calda. E così i fumi non tardarono
a comparire. Tanti, troppi. Dalla distanza, si riusciva quasi a
percepire il rumore dei vapori che emergevano con rapidità dal terreno.
I fumi divennero così numerosi che in pochissimo tempo tutta la radura
venne avvolta da nebbia scura che dissolvendosi gradualmente, mostrò
alla luce delle torce ed al barlume della luna, un gran numero di
bestie-lupo disposte in modo da rendere la fuga impossibile.
-
Perdonami Nell. Anche questa volta non ho saputo proteggerti, mi
dispiace tanto. Ma non attenderò da codardo che vengano a prendermi, li
affronterò e morirò con dignità e onore. -
- Aspetta Gilbert! Abbiamo ancora un ultima speranza! -
La ragazza afferrò la medaglietta che era infilata nel
braccialetto, strappandolo dal suo polso. La osservò un istante e poi
guardò intorno a sé con smarrimento, verso tutte le direzioni.
Repentinamente liberò la Spada del Giudice dal mantello che la
ricopriva e senza perder tempo accostò la piccola medaglia sulla sua
lama, assicurandone il contatto stringendo entrambi gli oggetti con la
sua mano. Era calda, forse poteva funzionare...
- Set! Vieni ad aiutarci, non abbandonarci qui. Ti prego Set! -
Purtroppo Sethium non poteva sentire il richiamo della
piccola
medaglia dalla testa di lupo, tale segnale era destinato alle creature
del bosco e Set, non lo era. Tuttavia quel gesto di Nella non fu del
tutto ignorato.
- Guardate! Oltre agli alberi! Sembrano... Lucciole! -
- Non sono lucciole, sono farfalle lucenti! Vengono verso di noi, sono
dappertutto! -
Provenivano da tutte le zone del bosco ed erano dirette verso
Nella e i suoi compagni. Si spostavano volando a poca distanza dal
terreno e ma prima di giungere nella radura, tutte le farfalle
aleggiarono verso l'alto, trasvolando le bestie e mantenendo un
movimento circolare. Di lì a poco si formò un grande anello di luce che
ruotava lentamente su sé stesso e che all'improvviso sprigionò una
pioggia di polvere lucente.
- Fermi! Rimanete al centro, non vi muovete! -
- Va bene Nella, faremo come dici tu. Sono farfalle magiche? E cosa
accadrà adesso? -
-
Non lo so. Ma credo che chiunque sia toccato da quella polvere
luccicante, avrà dei problemi per muoversi. Manteniamoci alla larga da
essa e vediamo cosa accade... -
La previsione di
Nella era giusta. Tutte le bestie, appena il loro pelo veniva
accarezzato da quelle particelle luminose, vennero colte da una forte
debolezza che le costrinse, una dopo l'altra, ad adagiarsi sul terreno.
- E' il momento giusto! Presto, ai cavalli! La grotta di Sethium non è
molto lontana. -
Il gruppo si allontanò dalla radura avendo cura di evitare
gli
ultimi granelli di polverina magica che lentamente, posandosi sul
terreno, svanivano perdendo tutta la loro luminosità. Anche le piccole
farfalle lasciarono la radura per ritornare nei loro rifugi.
-
Quella polvere mi trattenne distesa nel bosco per tutta la notte. Mi
auguro che sarà così con quelle bestie. Non ci resta altro da fare che
consegnare la spada a Sethium. Sono certa che ci aiuterà, lo ha già
fatto tanto tempo fa. -
La fioca luce della
luna aiutò il gruppo a trovare il piccolo sentiero che passava in
prossimità della grotta. Lei era consapevole che i suoi compagni erano
impauriti e stanchi, volevano ritornare al più presto fra le mura della
città. Doveva fare in fretta, il posto era vicino.
- Ci siamo. Voi
restate qui vicino al sentiero. Lui non ama stare in contatto con gli
umani. Mi ha salvato la vita, sono sicura che non mi farà del male. -
Afferrò con una mano la spada ancora avvolta nel mantello
poggiandone la lama sulla spalla mentre con l'altra mano reggeva la
torcia. Per niente impaurita si diresse verso la collina dove fra le
fenditure della parete rocciosa era celato l'ingresso sella grotta di
Set. Già prima di entrare, notò che l'interno della cavità era
illuminato da una leggera luce color arancio che pareva quella di una
candela. Nella sorrise, pensò che Set era lì e ora poteva aiutarla.
Varcò l'ingresso lentamente, cercando di non far rumore si diresse
verso quella fonte luminosa. Sethium non era solo, era seduto su una
grossa pietra intento ad osservare il suo palmo della mano dove vi era
posata...
- Una farfalla lucente... Poco fa, ci hanno salvato la vita. Sono
creature meravigliose. -
- Lo so, lei mi ha raccontato... Sethium è felice di averti qui.
Voi
umani, cadete in errore quando le chiamate farfalle, perché non lo
sono. Rivolgi a lei la tua mano, non aver timore. Invitala a venire da
te, si chiama Ferli -
La ragazza posò la grande
spada sul terreno e poi, con impazienza, tese la mano verso la piccola
creatura luminosa. Ferli accolse l'invito della sua nuova amica e con
un piccolo volteggiare si posò sul palmo della mano illuminandolo con
una luce piacevolmente irreale. Si muoveva lentamente spostandosi anche
sulle dita e le sue ali si accostavano e schiudevano piano, con movenza
aggraziata. Nella voleva osservarla più da vicino, probabilmente non
avrebbe avuto più la possibilità di ospitare un essere così magico
nella sua mano. Perciò l'avvicinò al suo viso e socchiudendo un po' gli
occhi per filtrare parte della luce da lei emanata, con grande
meraviglia scoprì che aveva le sembianze umane ed era bellissima. Ferli
le sorrideva, aveva il viso ed il corpo di una fanciulla stupenda ma
Nella per l'imprevedibile entusiasmo, istintivamente sussultò e scosse
leggermente il braccio facendola scappare via.
- Ferli no! Non fuggire ti prego! Non ti farò del male... E' volata
via. -
- Ritornerà. Sono delle piccole fate. Abitano qui fra questi alberi da
sempre.
Per
quello che possiamo, cerchiamo di proteggere il bosco dalle creature
del male ed anche da alcuni di voi umani. E voi? Quale motivo così
importante vi ha portato ad attraversare il bosco nella notte, per
venire da me? -
- Una cosa molto importante che ti aiuterà a ricordare il passato.
Almeno lo spero... -
Sistemò la torcia in una fenditura della parete rocciosa e
repentinamente liberò la spada dal mantello che l'avvolgeva. La posò
con cura sul giaciglio di foglie secche e senza distoglierne lo sguardo
fece un passo indietro per invitare Set ad avvicinarsi.
- Sicuramente un tempo ti apparteneva. Oppure, per meglio dire, era tua
compagna...
Gli umani la chiamano la "Spada del Giudice", dicono che è lei a
decidere quale nemico colpire. -
A sentire quelle parole, Set balzò in piedi e raggiunse
velocemente l'arma sacra. Osservò anche lui quella lunga e splendida
lama dal colore insolito.
- Guardandola, la memoria non accompagna i miei pensieri.
Perché dite che questa spada appartiene a Sethium? -
-
Era nascosta sotto uno strato di pietra all'interno della statua che si
trova nella radura a sud, fu costruita dagli uomini tanto tempo fa.
Rappresenta tre valorosi eroi che salvarono l'intera regione dal
maligno. La scultura dell'eroe che impugna questa spada è raffigurata
seguendo accuratamente le sembianze di Sethium. Sei tu che hai salvato
la nostra gente... Prova a prenderla. -
Sethium esitò un po' perché non riusciva ancora a ricordare.
Ma
attratto dalla curiosità e dalla voglia di conoscere il suo passato,
afferrò la spada osservandola per varie angolazioni, poi rivolse lo
sguardo verso Nella. Per avere più sicurezza nel maneggiarla, decise di
stringere forte l'impugnatura ma improvvisamente la lama fu avvolta dal
fuoco. All'istante l'interno della grotta fu illuminato come mai era
accaduto e il rumore emesso dalle fiamme sprigionate, era così intenso
da marcare ancora di più la forza e la potenza di quell'arma
straordinaria. Fu un evento inaspettato per i due, soprattutto per Set
che istintivamente allentò la presa lasciando cadere la spada sul
terreno.
- Ti ha riconosciuto. Coraggio... Raccoglila. -
Seguì il suo consiglio, senza parlare. Impugnò la spada
respirando profondamente, lo fece con decisione così come aveva fatto
prima. Ancora una volta la lama fu avvolta dal fuoco, ma stranamente le
pareti non furono più illuminate dal riflesso della sua luce. Agli
occhi di Nella divennero scure, soffici, sembrava che ondeggiassero
come delle tende al vento prive di materia e in poco tempo tutto fu
oscurato nella grotta, finanche il terreno non rifletté più la luce. La
ragazza osservava con apprensione l'unica cosa ormai visibile: la spada
infuocata e Sethium che la impugnava; poi intorno fu solo buio.
Guardandolo in viso, si accorse che aveva gli occhi socchiusi e le sue
palpebre tremanti lasciarono ad intendere che la spada aveva trovato
qualcuno in grado di ascoltare la sua voce, sicuramente aveva ritrovato
il suo vecchio compagno.
Tutto era così irreale
intorno a lei. Nella non sentì più la cognizione dello spazio e della
distanza ma era una sensazione piacevole, sentiva per l'ennesima volta
di respirare magia, con tanto benessere e tranquillità. In dissolvenza,
gradualmente intravide qualcosa in movimento alle spalle di Sethium, un
qualcosa che non rifletteva la luce della spada ma rivelava luminosità
propria, anche se pareva essere senza materia poiché l'oscurità delle
pareti traspariva in essa.
Erano piume dorate.
Si manifestarono tutte ai suoi occhi, formando due grandi ali di luce
che lentamente tendevano a schiudersi fino ad occupare, al massimo
della loro apertura, gran parte della grotta. Il cuore di Nella batteva
forte, era piena di gioia ma aveva anche così tanta reverenza nei suoi
confronti che spontaneamente si inginocchiò davanti a lui.
All'improvviso lo spazio intorno si tinse di cielo notturno,
impreziosito da un'infinità di stelle tutte caratterizzate dal continuo
luccicare naturalmente disordinato. Solo tre, vicine fra di loro, si
distinguevano per una lucentezza più intensa che continuava ad
aumentare perché si stavano avvicinando e divenivano sempre più grandi.
Poco dopo vi fu l'impatto con la terra, lì dove neanche una pietra fu
mossa, quell'evento venne considerato prodigioso poiché accolse
l'arrivo di tre Arcangeli inviati dal Divino, protetti da un'armatura
fatta di lamine d'oro e armati di spade infuocate. Nella si ritrovò a
seguire uno dopo l'altro, eventi vissuti da Sethium centinaia di
primavere passate. Vide i tre eroi celesti avanzare in battaglia contro
le forze del male per combattere le creature provenute dalle tenebre e
migliaia di uomini con l'anima diventata serva del maligno. I suoi
occhi increduli li videro scagliarsi contro i loro nemici, videro tanto
sangue versato da essi e tanta paura nel volto delle persone indifese
appena salvate. Per un istante ci fu tanta luce e serenità. E poi
ancora cielo grigio, nubi scure a sovrastare sul cimitero. Videro una
donna in lacrime, videro l'inganno ed i tre eroi soverchiati dai non
morti.
Lei, li vide privati della loro armatura
e...
...Non
trovando il coraggio di continuare a guardare chiuse gli occhi portando
le mani al viso, con la speranza di non udire le loro urla di dolore.
Ancora una volta fu solo il silenzio, poteva udire soltanto
il
suo respirare forte e i battiti accelerati del suo cuore che
risaltavano il suo stato di agitazione.
- Principessa... Liberate il
vostro splendido viso, è tutto finito ormai. Grazie a voi Sethium è
stato toccato dalla luce della conoscenza. Ora so di quello che è
stato... -
Nella alzò lo sguardo
guardandosi intorno. Le pareti ed il terreno erano ritornati ad essere
di roccia, come sempre. Le fiamme erano sparite dalla lama della spada
sacra e con esse erano svanite anche le ali fatte di luce. Egli volse
lo sguardo dietro, verso la sua schiena alla ricerca di quella parte si
sé che sapeva di non poter trovare. Respirò profondamente e sorridendo
le offrì la sua mano per invitarla a rialzarsi.
- Non voi... Sarà
Sethium ad inchinarsi davanti alla nobiltà della vostra anima. Non
dimenticherò mai tutto ciò che avete fatto per me e non sarà
dimenticato neanche dai i miei compagni. -
- Parli di Adebiele e Fistael? -
- Sì. Devo aiutarli a ritrovare la luce perduta. Non c'è più il tempo
per l'attesa, perdonatemi ma ora devo raggiungerli. -
-
La mia gente ha bisogno del vostro aiuto, le forze malefiche di Nouck
si stanno preparando per attaccare, vogliono impadronirsi di tutto il
regno e far scendere l'ombra del male su queste terre. Prenderà anche
il bosco... Ritornerai ad aiutarci? -
- Sethium sarà al vostro
fianco anche quando non lo vedete, mantenete accesa in voi la luce
della fede, in modo che io possa trovare il sentiero per raggiungervi.
Vi auguro la più magica delle notti, mia signora. -
Si inchinò e baciò la sua mano. Fece alcuni passi indietro
continuando a guardarla negli occhi per poi voltarsi e sparire nella
notte. Lei restò un po' a guardare in quella direzione, forse sperava
in un suo, improbabile, rientro nella grotta. Ma ben presto ritornò in
sé, prese la torcia e con l'entusiasmo e l'ottimismo felicemente
ritrovati si avviò verso l'esterno per raggiungere i suoi compagni.
- Un angelo mi ha baciato la mano, mi ha salvato la vita... Ma merito
tutto questo? -
Scendendo dalla collina continuava a pensare al suo amico,
ogni
tanto rivolgeva lo sguardo al cielo cercando di immaginare in quale
angolo dell'infinito potesse trovarsi il suo mondo. Improvvisamente
notò una stella cadente che per un attimo cercò di diventare anche lei
una piccola protagonista nel firmamento. Nella si fermò e chiuse gli
occhi. Espresse un desiderio, desiderandolo così tanto. Con la speranza
che la stella più luminosa la stesse ad ascoltare.
FINE
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